Roma, spari a Parco Schuster dopo il corteo: feriti due iscritti all’Anpi
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Redazione Interno
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Il pomeriggio del 25 aprile, mentre le celebrazioni per la Festa della Liberazione si avviavano alla conclusione, la quiete di Parco Schuster è stata squarciata da un atto di violenza che ha riportato l’attenzione sulla fragilità della memoria storica. Una coppia di coniugi, entrambi iscritti all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (Anpi) e riconoscibili dal fazzoletto tricolore che portavano al collo, è stata presa di mira da colpi esplosi con una pistola ad aria compressa. L’aggressione, avvenuta in via delle Sette Chiese a ridosso dell’area dove confluiva il corteo, ha lasciato feriti lievi ma profondamente scossi i due protagonisti di quella che doveva essere soltanto una giornata di memoria condivisa.
Secondo una prima ricostruzione della dinamica, fornita dalle stesse vittime e dai soccorritori del 118, l’aggressore – un individuo a bordo di uno scooter di colore chiaro – si sarebbe avvicinato alla coppia mentre questi cercavano un bar nelle vicinanze. Con indosso un casco integrale e una tuta di tipo militare, l’uomo ha esploso almeno tre colpi prima di darsi immediatamente alla fuga, dileguandosi nel traffico della zona Ostiense. La moglie, colpita alla spalla, e il marito, ferito al volto e al collo, hanno riportato escoriazioni giudicate non gravi dai sanitari; ciò nonostante, lo shock psicologico è stato definito “enorme” dai dirigenti dell’Anpi presenti sul posto.
Indagini della Digos e il racconto dei sopravvissuti
Le forze dell’ordine, intervenute tempestivamente con pattuglie della Digos e del commissariato Colombo, hanno subito avviato le procedure per acquisire i filmati delle telecamere di sorveglianza della zona, nella speranza di risalire alla targa del mezzo utilizzato per la fuga. L’analisi dei reperti balistici, in particolare i piombini bianchi rinvenuti sull’asfalto, ha confermato l’uso di un’arma a compressione d’aria, un dettaglio che, se da un lato esclude la letalità dell’intenzione immediata, dall’altro non ne riduce la carica intimidatoria. Una delle vittime, ancora sotto choc, ha fornito agli inquirenti un identikit parziale dell’aggressore, descrivendolo come un uomo “giovane” con un giubbotto “mimetica verdina” e il volto completamente coperto dal casco.
Il gesto, avvenuto in un luogo simbolo della Resistenza capitolina – a pochi passi dalla basilica di San Paolo e dal parco intitolato a Alcide De Gasperi – ha assunto immediatamente una rilevanza che trascende la comune cronaca. L’Anpi provinciale di Roma, attraverso la voce della sua presidente, non ha esitato a definire l’accaduto “una cosa gravissima”, sottolineando come la coppia, che aveva appena terminato di sfilare pacificamente, sia stata aggredita proprio mentre indossava i simboli della Liberazione. Dal palco principale della manifestazione, gli organizzatori hanno dato lettura della notizia, gettando nello sconcerto le migliaia di partecipanti ancora presenti nell’area verde.
Il contesto di una giornata già segnata da tensioni
L’episodio di via delle Sette Chiese non è stato un caso isolato di escalation verbale o fisica nella giornata del 25 aprile. A Roma stessa, prima dell’inizio ufficiale del corteo, si erano registrati scontri minori tra gruppi di attivisti, legati alla presenza di bandiere ucraine tra i manifestanti, episodi che avevano già acceso gli animi a Porta San Paolo. Tuttavia, nessuno di questi alterchi aveva assunto la forma di un agguato mirato come quello subito dai due coniugi dell’Anpi. La Procura di Roma, che attende un’informativa dettagliata degli investigatori, valuta la possibile configurazione del reato di lesioni aggravate, un’ipotesi che potrebbe portare il fascicolo all’attenzione dei magistrati della sezione antiterrorismo, data la palese matrice intimidatoria legata ai valori democratici celebrati nella ricorrenza.




