Trump minaccia dazi al 100% per la digital tax in Europa: la risposta della Ue

Trump minaccia dazi al 100% per la digital tax in Europa: la risposta della Ue
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’ultima bordata di Donald Trump contro l’Europa arriva via social, con il consueto mix di minacce e provocazioni. Il presidente americano ha annunciato l’intenzione di imporre dazi al 100% su tutti i beni importati da qualsiasi Paese europeo che decida di introdurre una tassa sui servizi digitali a carico delle aziende statunitensi. La replica di Bruxelles è arrivata immediata: le misure unilaterali sono ingiustificate, e l’Unione è pronta a difendere la propria sovranità fiscale.

La minaccia del presidente

In un post pubblicato su Truth Social, Trump ha preso di mira i Paesi del Vecchio Continente, accusandoli di progettare l’introduzione di una Digital Services Tax che colpirebbe i colossi tecnologici americani. «Numerosi Paesi europei hanno discusso l’imminente introduzione di una tassa sui servizi digitali per le aziende americane», si legge nel messaggio. «Alcuni di questi Paesi stanno per farlo davvero. Questo messaggio serva a rappresentare che qualsiasi Paese imponga tale tassa incontrerà immediatamente un dazio del 100% su tutti i beni inviati negli Stati Uniti».

La posta in gioco, per la Casa Bianca, è chiara: «Questo dazio prevarrà sugli accordi commerciali stipulati con il Paese, siano essi attuati, firmati o meno, e sarà imposto immediatamente se procederanno». Insomma, una minaccia che non lascia spazio a interpretazioni, mirata a bloccare sul nascere qualsiasi iniziativa fiscale europea che possa intaccare i ricavi delle big tech a stelle e strisce.

La reazione dell’Unione Europea

La risposta di Bruxelles non si è fatta attendere. Un portavoce della Commissione Europea ha respinto al mittente le minacce di Trump, ribadendo il diritto dell’Unione e dei suoi Stati membri a tassare le attività economiche sul proprio territorio. «Le misure unilaterali volte a contrastare politiche così legittime sono ingiustificate. se venissero intraprese, l'UE risponderà con rapidità e decisione per difendere i propri diritti e la propria autonomia normativa», ha dichiarato il portavoce, difendendo la natura non discriminatoria dell’imposta, applicata equamente a tutte le grandi imprese, indipendentemente dalla loro origine.

L’Unione ha sempre sostenuto una soluzione globale per una tassazione equa dell'economia digitale, in linea con le conclusioni dei ministri delle finanze del G7. Tuttavia, le parole di Trump rischiano di far saltare un accordo commerciale raggiunto con fatica dopo mesi di trattative e che proprio ieri ha ricevuto il via libera definitivo dal Consiglio Ue.

I numeri della digital tax: un tesoro da 43 miliardi

A rendere la partita ancora più calda sono le cifre in gioco. Secondo uno studio del CEPS (Center for European Policy Studies) commissionato dal Parlamento europeo, una tassa sui servizi digitali a livello comunitario potrebbe garantire entrate considerevoli per le casse dell’Unione. Le proiezioni parlano di un minimo di 25,7 miliardi di euro l’anno con un’aliquota del 3%, fino a raggiungere i 42,9 miliardi con un prelievo al 5%.

D’altronde, diversi Paesi europei, tra cui Italia, Francia e Spagna, hanno già varato una propria versione della digital tax, spesso con aliquote intorno al 3%. Il Regno Unito, ormai fuori dall’Unione, applica dal 2020 un prelievo del 2% sui ricavi generati da motori di ricerca, social media e marketplace. La prospettiva di un gettito così rilevante spiega perché, nonostante le pressioni, molti governi europei siano intenzionati ad andare avanti.

La sfida alla sovranità fiscale europea

Le minacce di Trump arrivano in un momento delicato per le relazioni transatlantiche. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha recentemente dichiarato illegittimi alcuni poteri tariffari che la Casa Bianca aveva utilizzato in passato, costringendo l’amministrazione a cercare nuove basi legali per imporre i dazi, come la Sezione 301 del Trade Act.

L’Europa, dal canto suo, può contare su strumenti come l’Anti-Coercion Instrument, un regolamento entrato in vigore nel dicembre 2023 che permette all’Unione di reagire a pressioni economiche di Paesi terzi con contromisure che spaziano dalle merci ai servizi, fino agli investimenti esteri. Lo scontro è quindi solo all’inizio e Bruxelles non ha alcuna intenzione di arretrare di fronte alla minaccia di un dazio al 100%.

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