Bomba in stazione a Mosca, agente ucciso e attentatore morto sul colpo. La pista dell’attentato suicida davanti alla stazione Savelovsky
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Redazione Esteri
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Un ordigno è esploso intorno alla mezzanotte di ieri, ora locale, nei pressi della stazione ferroviaria Savelovsky, uno snodo fondamentale della capitale russa, e l’onda d’urto ha squarciato il silenzio della notte trasformando un ordinario posto di blocco in un teatro di morte. Secondo la ricostruzione fornita dal Ministero dell’Interno, un individuo — la cui identità resta al momento sconosciuta e sulla quale gli investigatori stanno mantenendo il più stretto riserbo — si sarebbe avvicinato a un veicolo di pattuglia della polizia stradale, e una volta giunto a contatto con l’auto di servizio avrebbe fatto detonare l’esplosivo che portava con sé. L’attentatore, come hanno poi potuto appurare gli inquirenti analizzando minuziosamente le immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza della piazza, è rimasto ucciso sul colpo, e il suo Corpo, dilaniato dallo scoppio, giaceva tra le lamiere contorte del mezzo insieme a quello di un agente.
L’esplosione e la dinamica ricostruita dalle telecamere
La deflagrazione, avvenuta intorno alle 00:05, non ha lasciato scampo all’agente che si trovava all’interno del veicolo, il quale è deceduto all’istante a causa delle ferite riportate, mentre altri due poliziotti — stando a quanto dichiarato dal Comitato investigativo russo in una nota ripresa dalle agenzie di stampa — sono stati soccorsi e trasportati d’urgenza in una struttura ospedaliera della città, dove sono attualmente ricoverati e ricevono le cure del caso. Il Comitato investigativo, che ha aperto un fascicolo per fare piena luce sull’accaduto, ha inviato sul posto i propri investigatori e i propri esperti; questi ultimi, coadiuvati da unità cinofile e da artificieri, hanno lavorato per ore nella zona, immediatamente isolata dalle forze dell’ordine, per mettere in sicurezza l’area e raccogliere ogni possibile elemento utile all’indagine, dai frammenti dell’ordigno ai resti biologici, indispensabili per identificare il responsabile. La notizia, diffusa inizialmente dall'agenzia Tass, è stata poi confermata dalle stesse fonti ufficiali, le quali hanno anche precisato che l'ipotesi di lavoro principale è quella di un attacco mirato contro le forze dell'ordine, sebbene non si escludano altre piste.
La tragedia di Tenerife, il padre uccide il figlio a colpi di machete
Mentre a Mosca si indaga su un possibile attentato, dall’isola di Tenerife giungono echi di un’altra notte di sangue, se possibile ancora più atroce perché consumatasi tra le mura domestiche e con un bambino di dieci anni come vittima. Nel quieto quartiere residenziale di Cabo Blanco, nel comune di Arona, la quiete è stata rotta intorno all’una da urla disperate, talmente forti da spingere i vicini a lanciare l’allarme contattando la Guardia Civil. Quando gli agenti sono giunti sul posto e sono entrati nell’abitazione, lo scenario che si è parato davanti ai loro occhi era di una violenza inaudita: un uomo di 34 anni, in preda a un forsennato stato di agitazione, aveva appena ucciso il figlioletto di dieci anni colpendolo ripetutamente con un machete e aveva ferito gravemente la compagna, una donna di 26 anni e madre del piccolo, riducendola in fin di vita.
Gli agenti intervenuti, come ricostruiscono le cronache locali, hanno tentato di fermarlo, ma l’uomo — armato e del tutto fuori controllo — si è scagliato anche contro di loro, riuscendo a ferirne uno alla spalla. A quel punto, per fermare la furia omicida e tutelare l’incolumità propria e quella di chiunque altro potesse trovarsi nel raggio d’azione, un poliziotto ha aperto il fuoco, colpendo a morte l’aggressore che è deceduto sul pavimento della stessa casa in cui aveva appena spento la vita di suo figlio. La donna, in condizioni critiche, è stata trasportata all’ospedale Nuestra Señora de Candelaria, dove lotta tra la vita e la morte.
Le indagini e la conferma dell’assenza di precedenti
Le autorità giudiziarie spagnole, che hanno immediatamente aperto un’inchiesta affidata a un tribunale di Arona, hanno potuto stabilire che sull’uomo, il cui cadavere è stato sottoposto ad autopsia, non pendeva alcuna denuncia per maltrattamenti né risultavano precedenti specifici per violenza di genere, un dato che, se confermato, renderebbe la tragedia ancora più inaspettata e difficilmente prevedibile per chiunque, familiari e vicini compresi. Le indagini, coordinate anche con la sezione specializzata in violenza domestica, mirano ora a ricostruire gli ultimi istanti di vita del bambino e a comprendere se vi siano stati segnali premonitori ignorati, analizzando anche i telefoni cellulari e i profili social dell'uomo per cercare tracce di un malessere che forse covava da tempo. Nel frattempo, la comunità locale di Arona, sconvolta, ha proclamato il lutto cittadino in segno di rispetto per le vittime e di vicinanza alla famiglia distrutta, mentre in Russia l'indagine prosegue serrata per dare un nome e un volto a chi, nella metropolitana di Mosca, ha portato la morte fino al finestrino di un'auto della polizia.




