Google a processo negli Usa: il Dipartimento di giustizia chiede lo smembramento di Chrome
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Redazione Economia
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Mentre il sole tramontava su Washington, lunedì 21 aprile si è aperto un nuovo capitolo nella battaglia legale tra il Dipartimento di giustizia americano e Alphabet, la holding che controlla Google. L’accusa è sempre la stessa: abuso di posizione dominante. Ma questa volta, le richieste delle autorità antitrust potrebbero costringere il colosso di Mountain View a una drastica ridimensionamento, con la cessione forzata del browser Chrome e la revisione degli accordi esclusivi con giganti come Apple e Samsung.
Il processo, che segue la sentenza del 2024 in cui Google è stata dichiarata "monopolista" nel mercato della ricerca online, rappresenta l’ultimo atto di un braccio di ferro durato anni. Il giudice federale Amit Mehta, che aveva già emesso il verdetto iniziale, dovrà ora valutare le misure correttive proposte dall’accusa. Tra queste, la più radicale è senza dubbio lo smembramento di Chrome, considerato uno strumento chiave per consolidare il predominio di Google nel settore. "Spezzatino" è la parola usata dai procuratori, che non escludono neppure interventi su Android, altro pilastro dell’ecosistema dell’azienda.
Google, dal canto suo, ha già annunciato che ricorrerà in appello, sostenendo che le restrizioni proposte sarebbero sproporzionate. La società, che lo scorso anno ha perso un altro procedimento legale sulla gestione della pubblicità digitale, insiste nel definire la propria crescita "frutto di innovazione, non di pratiche anticoncorrenziali". Ma i pubblici ministeri ribattono che l’integrazione tra ricerca, browser e AI – con il recente lancio di Gemini – rischia di soffocare ulteriormente la concorrenza.




