Vendita di San Siro, perquisizioni in corso tra Comune e club: nove indagati per turbativa d’asta
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Redazione Sport
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La partita sembrava chiusa, almeno sulla carta, con il passaggio di proprietà dello stadio Meazza e delle aree limitrofe – un affare da 197 milioni di euro incassati nelle casse di Palazzo Marino – formalizzato lo scorso novembre. Invece, i tempi di recupero di questa lunga trattativa, durata sei anni, si stanno giocando ora davanti a un altro tipo di arbitro, quello giudiziario. Nella mattinata del 31 marzo, la Guardia di Finanza ha eseguito un decreto di perquisizione firmato dal gip Roberto Crepaldi, che ha dato il via libera a un’operazione che ha visto gli inquirenti varcare le porte degli uffici comunali di Milano, della società M-I Stadio (il veicolo che gestisce la proprietà congiunta delle due squadre) e delle abitazioni private di nove persone finite ufficialmente nel registro degli indagati.
Il cuore dell’inchiesta, coordinata dai pm Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi con il sostegno dell’aggiunto Paolo Ielo, ruota attorno a due ipotesi di reato: la turbativa d’asta e la rivelazione del segreto d’ufficio. L’accusa, che emerge dalle prime ricostruzioni dei documenti sequestrati, non riguarda tanto l’esito della vendita in sé, quanto il percorso che l’ha preceduta. Sarebbe stato quel percorso – secondo gli inquirenti – a essere stato “pilotato” con modalità che avrebbero finito per privilegiare gli interessi privati di Inter e Milan a scapito di quelli pubblici, trasformando un’operazione di dismissione di un bene comune in una sorta di partita a porte chiuse.
Tra i nomi degli indagati spiccano figure di spicco dell’amministrazione comunale e dei club. Per quanto riguarda Palazzo Marino, sono stati iscritti l’ex assessore all’urbanistica Giancarlo Tancredi (che nel corso del lungo iter ha ricoperto anche il ruolo di responsabile unico del procedimento), l’ex assessora Ada Lucia De Cesaris (oggi consulente per l’Inter), l’attuale direttore generale Christian Malangone e Simona Collarini, ex dirigente del settore Rigenerazione urbana. Sul versante delle società sportive, i riflettori sono puntati su Mark Van Huuksloot, ex procuratore dell’Inter; Giuseppe Bonomi, presidente di Sport Life City (controllata del Milan); Alessandro Antonello, ex amministratore delegato rate del club nerazzurro; oltre ai consulenti Fabrizio Grena (per l’Inter) e Marta Spaini (per il Milan).
Un bando “su misura” e scambi di bozze riservate
Il fulcro delle contestazioni, secondo quanto riportato nel decreto firmato dal gip, risiede nella gestione dell’avviso pubblico pubblicato tra marzo e aprile 2025 per raccogliere manifestazioni di interesse. La Procura sostiene che si tratti di una procedura “costruita sulle caratteristiche gradite alle società sportive”, con tempi di risposta particolarmente ristretti che avrebbero di fatto scoraggiato l’ingresso di altri potenziali concorrenti, portando così a una gara andata deserta e alla successiva vendita diretta all’unico offerente presente.
A rendere più pesante il quadro investigativo sono però gli elementi emersi dalle chat e dalle email, raccolte in parte anche nell’ambito della più ampia inchiesta sulla gestione dell’urbanistica a Milano che, lo scorso anno, aveva portato ad alcuni arresti poi annullati in sede di Riesame. È proprio da quelle conversazioni digitali che sarebbero emerse le “costanti interlocuzioni informali e scambi di informazioni non trasparenti” tra i pubblici ufficiali e i rappresentanti dei club. In particolare, agli inquirenti non è sfuggito il fatto che bozze di delibere fondamentali – come quella del novembre 2021 sulla dichiarazione di pubblico interesse o quella del gennaio 2023 a conclusione del Dibattito pubblico – sarebbero state condivise con consulenti e manager delle squadre prima ancora di essere portate all’attenzione della Giunta comunale per la discussione o l’approvazione ufficiale.
Un altro aspetto centrale dell’inchiesta riguarda la tempistica stringente legata al vincolo culturale. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, vi sarebbe stato un accordo informale per concludere l’iter di vendita entro il 10 novembre 2025, una data che, se superata, avrebbe rischiato di far scattare un vincolo di interesse pubblico da parte del Ministero della Cultura, neutralizzando così l’operazione.
Il nodo giudiziario e le verifiche in corso
Le perquisizioni odierne – che hanno riguardato anche i dispositivi elettronici come cellulari e computer – rappresentano un passaggio obbligato per acquisire ulteriori elementi a riscontro di quanto già emerso. L’inchiesta, del resto, trae origine da una serie di esposti presentati in Procura, tra cui spicca quello dell’ex vicesindaco Luigi Corbani e del promoter musicale Claudio Trotta (tra i fondatori del comitato “Sì Meazza”), i quali avevano sollevato dubbi sulla correttezza della procedura di dismissione del bene pubblico.
L’ipotesi al centro del fascicolo è che l’intera operazione di valorizzazione dell’area di San Siro sia stata utilizzata – per dirla con le parole utilizzate nei provvedimenti – per sostenere interessi privati legati a specifiche società costruttrici, piegando la normativa sugli stadi a favore di un progetto di urbanizzazione concertato a porte chiuse. Al momento, i nove indagati devono rispondere di aver turbato, attraverso “accordi informali e collusioni”, il complesso procedimento amministrativo che si è sviluppato tra il 2017 e il 2025.
Il clima a Palazzo Marino, nelle ore successive al blitz delle Fiamme Gialle, è quello tipico delle fasi più calde di un’inchiesta che tocca vertici istituzionali e pezzi da novanta del calcio italiano. Se da un lato la vicenda rischia di proiettare un’ombra lunga su una delle operazioni urbanistiche più rilevanti degli ultimi anni per la città, dall’altro gli inquirenti proseguono ora nell’analisi del materiale sequestrato, nella consapevolezza che la partita della trasparenza – dopo quella della compravendita – è appena entrata nel vivo.




