Vendita di San Siro, perquisizioni in Comune e nei domicili degli indagati: la procura ipotizza turbativa d’asta e segreti rivelati ai club
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Redazione Interno
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Il blitz della Guardia di Finanza, nella mattinata di oggi, ha scosso gli equilibri di Palazzo Marino e dei vertici del calcio milanese. I militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria stanno eseguendo un decreto firmato dal gip Roberto Crepaldi, che ha accolto l’istanza presentata dai pm Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi. L’operazione, che ha visto coinvolti gli uffici del Comune di Milano, la società M-I Stadio (il veicolo societario costituito da Milan e Inter per la gestione dell’impianto) e diverse abitazioni private, rappresenta un capitolo nuovo – e atteso – del lungo contenzioso giudiziario legato alla cessione del Meazza. Le ipotesi di reato al centro del fascicolo sono pesanti: si parla di turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio, due fattispecie che, se confermate, disegnerebbero il perimetro di una trattativa ritenuta opaca dagli inquirenti.
I nove indagati e il sospetto del “bando su misura”
Sono nove le persone finite formalmente nel registro degli indagati, un elenco che mescola funzionari pubblici, ex amministratori e consulenti di alto profilo. Tra questi spiccano i nomi di Giancarlo Tancredi, ex assessore all’Urbanistica della giunta guidata da Giuseppe Sala, e Ada Lucia De Cesaris, già vicesindaco ai tempi dell’amministrazione Pisapia, insieme a Christian Malangone, l’attuale direttore generale di Palazzo Marino. La procura contesta loro, insieme agli altri indagati, di aver alterato il corretto svolgimento della procedura amministrativa che ha portato, il 5 novembre scorso, alla vendita dell’impianto e delle aree circostanti per un corrispettivo di 197 milioni di euro. Nel mirino degli investigatori ci sono anche figure di spicco legate alle due società calcistiche: Alessandro Antonello, ex amministratore delegato rate dell’Inter, Mark Van Huuksloot, già manager del club nerazzurro, e Giuseppe Bonomi, che siede alla presidenza di Sport Life City, una controllata del Milan. Completano la lista Simona Collarini, ex dirigente del settore rigenerazione urbana del Comune, e i consulenti Fabrizio Grena (per l’Inter) e Marta Spaini (per il Milan). L’accusa, secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza, è che la procedura sia stata orientata in modo da favorire gli interessi privati dei due club a scapito di quelli pubblici; in particolare, si sospetta che l’avviso pubblico finalizzato a raccogliere manifestazioni di interesse, pubblicato il 24 marzo 2025, fosse stato “costruito” su misura per le esigenze delle società, con tempistiche troppo strette e caratteristiche specifiche che ne hanno di fatto vanificato l’efficacia, lasciando campo libero all’unica offerta poi pervenuta.
Le chat sequestrate e il filo rosso con la maxi-inchiesta sull’urbanistica
Le perquisizioni di oggi – che hanno portato al sequestro di dispositivi elettronici, cellulari e documentazione – non sono un fulmine a ciel sereno. Esse si inseriscono in un solco già tracciato dalle indagini sulla gestione dell’urbanistica milanese, una maxi-inchiesta che la scorsa estate aveva già prodotto diversi arresti, successivamente annullati dal Tribunale del Riesame e dalla Cassazione. Proprio da quelle indagini, e in particolare dall’analisi di chat e mail intercettate in quel contesto, sarebbero emersi i nuovi elementi che hanno convinto il gip a firmare il provvedimento. Tancredi, Malangone e De Cesaris, del resto, risultano già indagati in quel filone principale, mentre oggi le accuse si focalizzano sulla specifica cessione dello stadio. La Guardia di Finanza sta vagliando il contenuto di quelle conversazioni digitali, alla ricerca delle prove di quelle che la procura definisce “costanti interlocuzioni informali e scambi di informazioni non trasparenti” tra il pubblico e il privato. L’obiettivo è verificare se, come ipotizzato, vi siano stati contatti illeciti per condizionare il contenuto delle delibere comunali, in particolare quelle del 2021 e del 2023, prima ancora che venissero portate all’attenzione del Consiglio comunale.
Segreti d’ufficio e vincoli culturali: i nodi dell’accusa
A rendere ancora più complesso il quadro investigativo è la natura specifica dei reati contestati. Per quanto riguarda la rivelazione di segreto d’ufficio, i magistrati stanno cercando di accertare se alcuni documenti riservati, come le bozze delle delibere che definivano l’interesse pubblico al progetto, siano stati condivisi prematuramente con i consulenti e i manager delle squadre. Un episodio su cui si concentrano le attenzioni risale al novembre 2021, quando si ipotizza che Tancredi e Malangone abbiano trasmesso a De Cesaris – all’epoca già fuori dall’amministrazione ma operativa come consulente – il testo di una delibera ancora segreta. Ma c’è un ulteriore elemento di interesse che emerge dagli atti: il presunto intento di aggirare i vincoli imposti dal Ministero della Cultura. Secondo la ricostruzione dei pm, tra i vari accordi informali vi sarebbe stato anche quello di accelerare i tempi della procedura per concludere la vendita entro il 10 novembre 2025, una scadenza apparentemente non casuale, finalizzata a neutralizzare proprio quei vincoli di interesse pubblico che pendevano sul Meazza e che avrebbero potuto rappresentare un ostacolo per le società acquirenti.




