Filippo Scavo, l’ombra degli Strisciuglio e la notte di fuoco al Divinae Follie

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte della movida biscegliese si è trasformata, ancora una volta, in un palcoscenico di sangue: intorno alle quattro del mattino, all’interno dell’affollato locale noto come Divine club, l’ex Divinae Follie, una sparatoria ha strappato la vita a Filippo Scavo, quarantatreenne residente nel quartiere Carbonara di Bari. Raggiunto alla base del collo da un proiettolo vagante durante quella che gli investigatori descrivono come un’esecuzione mirata, l’uomo è deceduto poco dopo il trasporto d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale di Bisceglie; un epilogo violento che ha gettato nel panico le centinaia di giovani presenti in pista, costretti a fuggire in tutte le direzioni per cercare riparo dai colpi.

Se la dinamica superficiale potrebbe far pensare a una lite degenerata, il profilo della vittima suggerisce coordinate investigative ben più radicate nel tessuto malavitoso barese. Scavo, infatti, era annoverato dagli inquirenti come esponente di spicco del clan Strisciuglio, organizzazione storicamente radicata nel capoluogo pugliese; un’appartenenza, la sua, suffragata da un fitto curriculum giudiziario che ne tratteggiava il ruolo attivo nelle dinamiche criminali del territorio. A certificare la pericolosità del soggetto e il contesto in cui si muoveva, basti pensare che il suo nome compare in numerosi atti della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, in particolare quelli dedicati all’analisi degli scontri tra giovani leve di diverse fazioni – dai Capriati ai Parisi – proprio all’interno di locali e discoteche.

L’Antimafia e il filo rosso degli scontri nei locali

La presenza di Scavo nei dossier della Dda non è un dettaglio trascurabile, anzi, getta una luce sinistra sulle reali ragioni dell’agguato. Il nome della vittima, tanto per intenderci, era già emerso nelle informative confluite nell’inchiesta relativa all’omicidio della giovanissima Antonella Lopez, la diciannovenne uccisa per errore nel settembre del 2024 durante un conflitto a fuoco nella discoteca Bahia di Molfetta; sebbene i magistrati abbiano chiarito che non esiste un collegamento diretto tra i due casi di sangue, il dato di fatto è che l’ambiente frequentato da Scavo era quello dei “giovani rampolli” della malavita organizzata, pronti a contendersi il controllo delle piazze di spaccio. In uno specifico episodio risalente al marzo del 2024, ad esempio, Scavo viene descritto mentre affrontava un membro del clan rivale in un pub del capoluogo, una testimonianza che conferma come la movida barese sia ormai diventata un crocevia di sfide e regolamenti di conti.

Tuttavia, come specificato dai inquirenti, l’omicidio di Scavo – per il quale la Dda procede con l’aggravante mafiosa – non va confuso con altre stragi recenti. Quello che è certo è il modus operandi: secondo le prime ricostruzioni dei carabinieri del comando provinciale di Trani, coadiuvati dalla Scientifica, l’aggressore (forse appartenente a un commando composto da almeno due persone armate) sarebbe momentaneamente uscito dalla discoteca attraverso un’uscita di emergenza per eludere i controlli all’ingresso, per poi rientrare e fare fuoco alle spalle della vittima. Quattro, almeno, i colpi esplosi, uno dei quali ha trovato il bersaglio alla base del collo mentre Scavo tentava forse di allontanarsi; i testimoni raccontano di aver visto un killer che “sparava con precisione”, scatenando il fuggi fuggi generale.

La movida sotto tiro e il business della sicurezza

Quella del Divinae Follie, d’altronde, non è una location qualsiasi: chiuso in passato a seguito del fallimento della precedente gestione, il locale era stato recentemente riaperto da un imprenditore molfettese e proprio quella notte del 18 aprile si celebrava la serata di inaugurazione della stagione estiva. Un paradosso macabro, se si considera che la struttura non è nuova a episodi di violenza (nel 2021 un venticinquenne venne accoltellato tra le sue mura), ma ciò che più preoccupa gli investigatori è la presunta facilità con cui le armi sono entrate.

Dalle testimonianze raccolte, infatti, emergerebbe una falla nel sistema di vigilanza: i metal detector fissi agli ingressi sarebbero risultati non funzionanti, lasciando il compito dei controlli a soli due rilevatori manuali gestiti da una ditta privata. Un dettaglio che, se confermato, rafforza la tesi investigativa secondo cui le cosche, in particolare il clan Strisciuglio, avrebbero allungato i loro tentacoli sul controllo dei servizi di sicurezza e delle piazze di spaccio lungo il litorale nord barese; la vittima, d’altronde, era già finita in manette nel 2015 durante il blitz “Agorà” (che portò in carcere il boss Leonardo Campanale) e vantava condanne definitive per reati associativi.

Il profilo della vittima e le tracce nelle inchieste passate

La vita di Filippo Scavo, insomma, si legge come un lungo elenco di reati e dissidi. Sebbene la professione dichiarata fosse quella di muratore, gli archivi giudiziari lo descrivono come spacciatore stretto ai vertici del clan di Carbonara, al punto da aver scontato una pena detentiva di sette anni e quattro mesi; una fedina penale sporca che, per gli inquirenti, trasforma la sua morte violenta in un episodio prevedibile nell’ambito delle guerre per il controllo del traffico di stupefacenti. Le indagini dei carabinieri, condotte sotto il coordinamento della Dda, si concentrano ora sull’acquisizione dei filmati delle telecamere di sorveglianza e sulle dichiarazioni dei buttafuori presenti quella notte, mentre i medici legali hanno provveduto a effettuare i rilievi sul della vittima.

Non resta, dunque, che attendere gli sviluppi investigativi per capire se i killer facciano parte di un gruppo criminale contrapposto o se si sia trattato di una faida interna alla stessa consorteria. Ciò che appare ormai chiaro, al termine di questa ennesima notte di follia, è che i proiettili vaganti nelle discoteche della provincia raccontano di una guerra silenziosa e spietata, combattuta a colpi di pistola tra la folla, dove spesso la vittima designata – come in questo caso – è un attore già noto a quel tragico copione.

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