Il brasiliano vola a Kranjska Gora: Braathen vince il gigante, Odermatt quinto e la Coppa si riapre
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Redazione Sport
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La pista Podkoren, teatro abituale di duelli ad alta quota tra i pali larghi, ha assistito oggi a una prova di forza che profuma di storia e di samba. Lucas Pinheiro Braathen, il campione olimpico in carica, ha messo in fila tutti quanti aggiudicandosi lo slalom gigante di Kranjska Gora, penultimo appuntamento della specialità prima delle attesissime finali. Lo ha fatto con una gara autoritaria, nata già nel primo tracciato andorrano, quello che lo aveva visto chiudere in testa con un vantaggio rassicurante, e gestita poi con intelligenza nella seconda manche, nonostante la pressione di chi, come lui, sa di giocarsi qualcosa di molto più grande di una semplice vittoria di tappa. Il tempo finale di 2’11”95 lo racconta meglio di ogni aggettivo: cinquantaquattro centesimi rifilati al elvetico Loic Meillard, argento olimpico e oggi secondo con il crono di 2’12”49, e ottanta centesimi nei confronti dell’austriaco Stefan Brennsteiner, terzo a 2’12”75. Per il nativo di San Paolo, che di fatto è tornato a vestire i colori della nazionale sudamericana dopo il romanzesco addio alla federazione norvegese, questo successo rappresenta la prima affermazione in Coppa del Mondo tra le porte larghe sotto la bandiera verdeoro, un sigillo che arriva a meno di un mese di distanza dall’oro olimpico conquistato a Bormio. Ed è proprio in quel solco, quello scavato sulle nevi lombarde, che va letta la prestazione odierna: la continuità di un fuoriclasse che ha deciso di scrivere pagine inedite per un intero continente.
La rimonta di Vinatzer e i problemi azzurri
Se la testa della classifica parla portoghese-brasiliano e naturalmente svizzero, il taccuino degli italiani, al solito, va sfogliato con una certa dose di realismo e qualche inevitabile rammarico. L’unico vero sussulto è arrivato da Alex Vinatzer, che al secondo passaggio ha confezionato una prova di carattere. Il gardenese, non particolarmente brillante nella prima frazione e chiuso in ventiseiesima piazza, ha inanellato una serie di curve pulite che gli hanno consentito di risalire sette posizioni, andando a timbrare il diciannovesimo tempo finale a 2”58 dal vincitore. Una reazione, la sua, che vale più del piazzamento in sé, perché denota una testa lucida e la capacità di non lasciarsi sopraffare dall’ansia da prestazione dopo una prima uscita opaca. Pippo Della Vite ha invece pagato a caro prezzo una certa titubanza nella parte centrale del secondo tracciato; un andamento contratto che lo ha relegato al ventunesimo posto, con diciotto centesimi in più del connazionale, a certificare quanto il margine su questi livelli sia spesso impalpabile ma anche impietoso. Giovanni Borsotti, dal canto suo, è scivolato via dallo score prima ancora di poter dare un senso alla propria gara: un infelice contatto con l’avant-dernière porta lo ha costretto al ritiro, vanificando gli sforzi di una qualificazione alla seconda manche ottenuta con il pettorale 29. Per Luca De Aliprandini, reduce da un avvio di stagione complicato, la giornata si era già chiusa al termine della prima manche a causa di un tracciato indigesto e di errori che lo hanno piazzato fuori dai trenta, mentre i giovani Stefano Pizzato e Simon Talacci, entrambi con pettorali alti, sono incappati in uscite che interrompono sul nascere il loro apprendistato in Coppa del Mondo. Tobias Kastlunger, infine, non è nemmeno riuscito a strappare il pass per la seconda manche. Un quadro, quello emerso oggi sulle piste slovene, che restituisce l’immagine di una squadra in cerca di certezze e di un punto di riferimento solido attorno cui costruire il futuro.
Il duello per la sfera di cristallo si infiamma
C’è però una partita dentro la partita che tiene banco e che, verosimilmente, terrà banco fino all’ultimo metro delle finali. Marco Odermatt, il dominatore svizzero di questi anni e detentore della coppetta di specialità, ha chiuso la sua domenica con un quinto posto che sa di occasione mancata. Il numero uno del circo bianco, partito con il favor del pronostico e con la concreta possibilità di mettere virtualmente in cassaforte il trofeo, ha accusato un certo disagio specialmente nel settore conclusivo del secondo percorso, accumulando un ritardo di 1”33 dalla vetta. Brennsteiner, Meillard e Atle Lie McGrath, quarto, lo hanno preceduto, impedendogli di allungare ulteriormente in classifica. Il risultato è che il margine nella graduatoria di gigante si è improvvisamente assottigliato: Odermatt resta primo con 495 punti, ma Braathen, forte dei cento punti raccolti oggi, balza a 447, accorciando a sole quarantotto lunghezze. Anche Meillard, forte del secondo posto, si riavvicina e resta in lizza con 406 punti. Lo scenario, a una sola gara dal termine, si tinge di un’imprevedibilità che non si vedeva da tempo, con il giovane fuoriclasse elvetico chiamato ora a difendere un vantaggio che, fino a poche ore fa, sembrava incolmabile e che invece, complice una prestazione non impeccabile, si è trasformato in un duello aperto a tre. La resa dei conti, tra meno di due settimane, promette scintille.




