Ciro Grillo condannato per violenza sessuale di gruppo
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Redazione Interno
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La sentenza di primo grado, pronunciata dal tribunale di Tempio Pausania nella serata del 22 settembre, ha sancito la condanna per violenza sessuale di gruppo a carico di Ciro Grillo e di tre suoi amici. La decisione del collegio giudicante, presieduto dal giudice Marco Contu, è giunta dopo quasi quattro ore di camera di consiglio, chiudendo un primo, significativo capitolo giudiziario riguardante i fatti avvenuti nella notte tra il 16 e il 17 luglio 2019 all’interno di una villa di Porto Cervo di proprietà della famiglia del noto comico.
Ad assistere la parte offesa, rappresentata in aula dall’avvocata Giulia Bongiorno in attesa del verdetto, non c’era la giovane studentessa italo-norvegese, all’epoca dei fatti diciannovenne. È stata proprio la legale, una volta appreso l’esito, a contattare immediatamente la propria assistita. “Lei è scoppiata a piangere”, ha raccontato la Bongiorno, descrivendo la reazione della ragazza alla notizia che Ciro Grillo, Vittorio Lauria e Edoardo Capitta sono stati condannati a otto anni di reclusione ciascuno, mentre per Francesco Corsiglia è stata disposta una pena di sei anni e sei mesi.
Con la condanna, tornano inevitabilmente alla luce le reazioni pubbliche che Beppe Grillo, padre di Ciro e cofondatore del Movimento 5 Stelle, ebbe all’indomani delle accuse. In quelle circostanze, il comico non solo negò recisamente l’esistenza di uno stupro, arrivando a chiedere di essere arrestato al posto del figlio con la celebre esternazione “arrestate me”, ma rivolse anche aspre critiche alla difesa della parte offesa. L’avvocata Bongiorno fu infatti oggetto di pesanti attacchi, con l’accusa di aver voluto spettacolarizzare il caso mediatico.




