Ramelli, 50 anni dopo: Meloni lo definisce "un pezzo di storia d’Italia"
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Redazione Interno
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Domani saranno cinquant’anni dalla morte di Sergio Ramelli, il diciannovenne militante del Fronte della Gioventù ucciso a Milano nel 1975 da un commando di Avanguardia operaia. La sua figura, a lungo contesa tra narrazioni opposte, è oggi al centro di commemorazioni che superano i confini ideologici. La stessa Giorgia Meloni, intervenendo in un video messaggio, ha sottolineato come la sua vicenda sia ormai "un pezzo di storia d’Italia", aggiungendo che "tutti devono fare i conti con la morte di Sergio".
A Milano, città dove Ramelli visse e morì dopo essere stato colpito con una chiave inglese, sono previsti omaggi ai giardini a lui intitolati, cortei e convegni. Ma il ricordo non si limita al capoluogo lombardo. Trentotto Comuni italiani – tra cui quattro in Calabria – hanno dedicato spazi pubblici alla sua memoria, ricevendo oggi dalla Regione Lombardia una targa di riconoscimento. "Un gesto di gratitudine verso chi ha sfidato pregiudizi", si legge nella motivazione, "onorando un ragazzo che non impugnava armi, ma solo un quaderno".
Non mancano, tuttavia, le polemiche. La ministra Daniela Santanché, a margine di un evento istituzionale, ha preso le distanze da alcune manifestazioni di estrema destra che, commemorando Ramelli, hanno utilizzato saluti romani. "Non ci appartengono", ha dichiarato, "e chi agisce così sbaglia, ostacolando una vera pacificazione". Intanto, l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini rilancia l’ipotesi di intitolargli una strada, affermando che "quando torneremo noi, sarà fatto".




