Materie prime strategiche, parte la corsa alle esplorazioni minerarie in Italia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Con l’ok del CITE, il Comitato Interministeriale per la Transizione Ecologica, è stato dato il via libera al Programma nazionale delle esplorazioni minerarie, che prevede 14 progetti di ricerca distribuiti su tutto il territorio italiano, Trentino Alto Adige compreso. Oltre alle indagini sui giacimenti, sarà mappata anche la presenza di depositi di rifiuti estrattivi, considerati potenziali fonti di materie prime seconde. L’obiettivo, come ribadito dai ministri Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente e Sicurezza Energetica) e Adolfo Urso (Imprese e Made in Italy), è aprire almeno 100 nuove miniere entro il 2026, in linea con le direttive del Critical Raw Materials Act dell’Ue.

La decisione arriva in un momento cruciale, mentre l’Europa cerca di ridurre la dipendenza da Paesi terzi per l’approvvigionamento di risorse essenziali, dal litio al cobalto, passando per le terre rare. Non a caso, fino al 4 luglio è aperto un bando pubblico finanziato dal PNRR – nell’ambito della missione "RepowerEU" – per progetti di ricerca e sviluppo focalizzati sull’estrazione sostenibile e il riciclo di questi materiali. Una corsa contro il tempo, che però non convince tutti.

In Liguria, dove il programma individua potenziali siti in Val Graveglia, Val di Vara e Val Bormida, Legambiente ha già alzato la voce. Il vicepresidente dell’associazione, Stefano Sarti, ha sottolineato come «il riciclo e il recupero dei materiali siano alternative più sostenibili rispetto alla riapertura delle miniere», annunciando un convegno per discutere i rischi ambientali. Le proteste, però, non sembrano frenare l’esecutivo, che punta a sfruttare ogni opportunità per garantire l’autosufficienza strategica del Paese.

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