Riciclo e materie prime critiche, un piano da 2,6 miliardi per l'Italia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'Italia, di fronte a una scelta economica e strategica di fondamentale importanza, potrebbe trasformare una potenziale sanzione europea in una leva formidabile per l'approvvigionamento di risorse essenziali. Secondo il Rapporto Strategico "La geopolitica delle materie Prime Critiche", presentato da Iren in occasione di Ecomondo a Rimini e realizzato da Teha Group, la proposta di una "tassa RAEE" a livello continentale si configurerebbe per il nostro paese come un esborso annuo di 2,6 miliardi di euro, una penalità diretta conseguenza di un sistema di raccolta e trattamento dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche ancora inadeguato. Questo costo, che gli analisti definiscono non a caso "costo del non fare", rappresenta però solo una faccia della medaglia, poiché nasconde un'opportunità di pari entità che, se colta, aprirebbe scenari completamente differenti per l'industria nazionale.

L'investimento che trasforma un costo in risorsa

La medesima cifra, se venisse invece indirizzata verso un investimento strutturale e mirato nell'intera filiera del riciclo, consentirebbe di compiere un balzo in avanti decisivo. Potenziando, infatti, la capacità di raccolta, ammodernando gli impianti di trattamento e stimolando la domanda di quelle che tecnicamente sono definite "materie prime seconde", si innescherebbe un circolo virtuoso i cui frutti sono già quantificabili. A regime, un simile sforzo finanziario permetterebbe all'Italia di coprire fino al sessantasei per cento del proprio fabbisogno interno di Materie Prime Critiche, quelle risorse, per intenderci, fondamentali per la transizione ecologica e digitale e per la competitività dei settori industriali più avanzati. Un risultato che, oltre a ridurre la dipendenza dall'estero, valorizzerebbe economicamente circa 1,7 miliardi di euro all'anno di materiali preziosi che attualmente giacciono, in larga parte non recuperati, nei nostri rifiuti tecnologici.

Una sfida tra ritardi e potenzialità inespresse

Il contesto in cui si inserisce questa analisi non è dei più rosei, considerando che a livello europeo si stima come due terzi dei rifiuti elettronici non vengano gestiti secondo i corretti canali. In questa classifica, peraltro, l'Italia occupa una posizione di retroguardia, piazzandosi al ventesimo posto tra i paesi membri dell'Unione, un dato che spiega le due procedure di infrazione già avviate dalle istituzioni comunitarie e che impone, come più volte segnalato, un cambio di passo obbligato. La gestione dei RAEE, d'altronde, non deve essere percepita come un mero adempimento normativo da assolvere, bensì come un settore dal potenziale economico straordinario, che aspetta solo di essere sfruttato compiutamente.

Orizzonti internazionali e il ruolo del Piano Mattei

Le prospettive delineate dal rapporto non si limitano ai confini nazionali, ma abbracciano una visione più ampia che coinvolge la sponda sud del Mediterraneo. Il cosiddetto Piano Mattei, secondo lo studio, potrebbe infatti fungere da volano per sbloccare ulteriori risorse, stimabili in altri 2,5 miliardi di euro, attraverso lo sviluppo di progetti di riciclo dei rifiuti elettronici concentrati nel Nord Africa. Una collaborazione internazionale che, oltre a rispondere a esigenze di carattere geopolitico, amplificherebbe la portata degli investimenti e la sicurezza degli approvvigionamenti per l'intera filiera produttiva europea.

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