Trump impone dazi del 50% all’Ue, le borse europee tremano
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Redazione Esteri
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La nuova offensiva commerciale di Donald Trump contro l’Unione Europea, annunciata ieri attraverso un post sul suo social Truth, rischia di innescare una guerra economica senza precedenti. A partire dal primo giugno, il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato di voler applicare dazi del 50% sulle merci importate dall’Ue, definendola un’entità creata per “approfittarsi degli Stati Uniti sul commercio”. Le trattative in corso, ha aggiunto, “non stanno andando da nessuna parte”.
L’impatto sui mercati è stato immediato. Le principali borse europee, che fino a quel momento avevano tenuto, hanno chiuso in netto ribasso: Milano ha perso l’1,7%, Parigi l’1,8%, Francoforte l’1,4% e Madrid l’1,2%. Londra, favorita dall’accordo siglato con Washington l’8 maggio, ha limitato i danni (-0,3%). Anche Wall Street ha registrato performance negative, con il Dow Jones in calo dello 0,66% e il Nasdaq dell’1%.
Secondo la Svimez, l’associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno, quella di Trump non è una mossa isolata, ma parte di una strategia più ampia che mira a “contenere l’ascesa tecnologica cinese, rilocalizzare le filiere strategiche e ridurre il deficit commerciale”. In una nota pubblicata a maggio in collaborazione con il centro studi LUHNIP della LUISS, l’organizzazione ha sottolineato come queste politiche mettano in discussione il modello di crescita europeo, già sotto pressione per le tensioni geopolitiche e le incertezze sui mercati globali.
La minaccia dei dazi arriva in un momento delicato per l’economia del Vecchio Continente, che fatica a trovare una risposta unitaria alle provocazioni di Washington. Se da un lato Bruxelles ha cercato di negoziare, dall’altro le divergenze tra gli Stati membri – alcuni più esposti alle esportazioni verso gli Usa, altri più inclini a risposte dure – rischiano di indebolire la posizione europea.
Intanto, le aziende che operano nei settori più colpiti, dall’automotive all’agroalimentare, si preparano a scenari complessi. Alcune potrebbero essere costrette a rivedere i piani di investimento o a trasferire parte della produzione oltreoceano per aggirare le barriere doganali. Altri, invece, potrebbero trovarsi schiacciati dalla concorrenza interna e dalla contrazione della domanda.




