L’inverno ritarda il suo congedo: neve a bassa quota sull’Aquila e sull’appennino abruzzese
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Redazione Interno
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Non accenna a diminuire, l’intensità delle precipitazioni che stanno interessando l’Abruzzo in queste ore, e anzi, come era stato ampiamente preannunciato dai bollettini meteorologici, i fenomeni stanno subendo una decisa intensificazione con il passare delle ore. Le correnti fredde di origine artica, le stesse che continuano ad alimentare una perturbazione proveniente dai Balcani, hanno spinto i fiocchi di neve a quote via via più basse, imbiancando non solo le cime ma anche zone di collina e, in alcune aree, persino fondovalle. Mentre a Prati di Tivo, località turistica sul versante teramano del Gran Sasso, si registrano accumuli che ormai toccano i quaranta centimetri, è sulla conca aquilana che l’attenzione dei meteorologi e della protezione civile è massima: l’aria fredda, infatti, dopo aver scalzato gli strati più miti presenti nei bassi strati, sta portando la neve fin verso i seicento-settecento metri di altitudine, in particolare nei settori orientali del capoluogo di regione e nelle aree pedemontane circostanti.
Un quadro meteorologico che riporta l’inverno sull’Appennino centrale
La neve, insomma, è tornata a imbiancare l’Appennino centrale con una dinamica che, sebbene non rarissima per il periodo, colpisce per la sua tempistica. L’inverno che ci siamo lasciati alle spalle, infatti, è stato caratterizzato sì da precipitazioni nevose abbondanti alle quote più elevate, quelle che solitamente superano i millecinquecento metri, ma si era rivelato complessivamente mite, con poche occasioni per vedere i fiocchi scendere in collina o nelle valli interne. La primavera, paradossalmente, sta riproponendo uno schema che negli ultimi anni è diventato quasi una consuetudine: l’arrivo della nuova stagione coincide con un ritorno di fiamma dell’inverno, e la neve cade proprio a quelle quote intermedie — tra i seicento e i mille metri — dove, in un inverno “tradizionale”, avrebbe dovuto accumularsi già nei mesi di gennaio o febbraio.
In questo contesto, in cui l’inverno astronomico si appresta a cedere ufficialmente il passo all’equinozio di primavera (l’appuntamento è per venerdì 20 marzo alle ore 15 e 44), la situazione meteorologica si mantiene orientata su una fase a tratti instabile, con ampie schiarite che si alterneranno a nuovi passaggi perturbati. Le temperature, va detto, si mantengono al di sotto delle medie stagionali di qualche grado, regalando una percezione del clima ben più fredda di quanto la data sul calendario lascerebbe supporre.
Le previsioni per i prossimi giorni e l’evoluzione del maltempo
Guardando all’evoluzione delle prossime ore, e in particolare alla giornata di giovedì 19 marzo, al mattino si prevede ancora una nuvolosità compatta sui settori centro-orientali della regione, con possibili fenomeni residui che assumeranno carattere nevoso oltre i novecento-diecicento metri di quota. Le raffiche di vento, che soffiano persistenti dai quadranti settentrionali, contribuiscono ad abbassare ulteriormente la temperatura percepita, rendendo l’aria pungente soprattutto nelle ore notturne e al primo mattino. Le immagini che arrivano dai centri montani, come Campo di Giove, mostrano una coltre bianca che in alcuni punti ha già superato i venti centimetri di accumulo, e le precipitazioni non mostrano segni di esaurimento immediato.
Un aspetto che merita attenzione, in questo quadro, è la provenienza della massa d’aria che alimenta il maltempo: si tratta di un nucleo di origine artica che, dopo aver attraversato i Balcani, sta investendo in pieno il versante adriatico, determinando condizioni di freddo e neve che difficilmente lasceranno spazio a un rialzo termico significativo prima dell’inizio della prossima settimana. Le bufere di neve, accompagnate da vento forte, stanno creando i classici scenari invernali a tutti gli effetti, con accumuli che sulle cime più alte potrebbero risultare ancora più consistenti nelle prossime ore.
L’impatto sulle vallate e la tenuta del manto nevoso
Sulla conca aquilana, e in particolare nei suoi sobborghi orientali che si affacciano verso le montagne del Gran Sasso e del Sirente, la neve ha cominciato ad attaccare anche sulle strade, sebbene al momento non si segnalino particolari criticità per la circolazione. La situazione è in costante monitoraggio da parte degli enti preposti, che tengono d’occhio l’evolversi della quota neve, un parametro che resta il più variabile in queste fasi perturbate. L’aria fredda, infatti, tende a scivolare verso il basso soprattutto durante le precipitazioni più intense, quando il raffreddamento dell’atmosfera si fa più marcato, e non è escluso che nelle prossime ore i fiocchi possano spingersi ancora più in basso, fino a lambire le aree urbanizzate del capoluogo.
La copertura nevosa, che al momento si attesta mediamente tra i seicento e i settecento metri sui rilievi che circondano L’Aquila, rappresenta un’immagine piuttosto insolita per la terza settimana di marzo, quando ormai la natura inizierebbe a prepararsi al risveglio primaverile. E invece, l’inverno sembra voler dire la sua ancora per qualche giorno, con il meteo che continuerà a proporre condizioni di instabilità e temperature sotto la media, in un alternarsi di schiarite e nuove precipitazioni che terranno compagnia agli abruzzesi fino al fine settimana.




