Mps, Delfin vota con la lista Plt Holding e Lovaglio. Sfida aperta per il cda

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’assemblea dei soci di Monte dei Paschi di Siena, riunitasi da questa mattina per il rinnovo del consiglio di amministrazione, ha subito registrato una tensione che pochi avevano previsto alla vigilia, complice un’affluenza iniziale ferma al 64,11% – meno del 68% pronosticato – e la crescente incertezza sui grandi blocchi di voto. A rompere gli equilibri, sebbene in un clima ancora fluido, sarebbe stata la decisione, maturata nelle ultime ore, della holding Delfin, riconducibile alla famiglia Del Vecchio, di sostenere la lista presentata da Plt Holding (facente capo alla famiglia Tortora) che candidava alla guida Luigi Lovaglio, l’ex amministratore delegato recentemente estromesso dal board uscente. Una scelta, quella della Delfin, che possiede circa il 17,5% del capitale, destinata a ribaltare le previsioni della vigilia, quando si dava per scontato un voto neutro o un’astensione da parte del primo azionista.

La geografia dei voti e il peso degli investitori

In questo scenario, la lista del cda uscente – che proponeva invece la riconferma di Nicola Maione alla presidenza e Fabrizio Palermo come amministratore delegato – ha dovuto fare i conti con una mobilitazione diversa dal previsto. Se da un lato il fronte del board poteva contare su un bacino tradizionalmente fedele, rappresentato dal gruppo Caltagirone (circa il 13,5%) e da molti investitori istituzionali allineati ai proxy advisor Iss e Glass Lewis (i quali, nonostante alcune riserve sui singoli nomi, avevano raccomandato la lista del cda), dall’altro l’ingresso della Delfin nella contesa ha riequilibrato il campo a favore della fazione guidata da Lovaglio. Plt Holding, che da sola esprime solo una quota intorno all’1,5%, aveva già incassato il sostegno esplicito del colosso norvegese Norges Bank (3,1%) e del gigante americano BlackRock (4,98%), due pesi massimi che hanno visto nella discontinuità rispetto alla gestione Palermo una garanzia di stabilità per le operazioni straordinarie in corso, a partire dal controllo di Mediobanca.

La posta in gioco oltre Siena

L’importanza di questa sfida, infatti, travalica i confini della banca senese per gettare un’ombra lunga fino a Milano e Trieste. Il rinnovo del cda di Mps, oltre ad assegnare il governo triennale dell’istituto di Rocca Salimbeni, determinerà anche l’orientamento della capogruppo su Mediobanca – ormai controllata e in procinto di essere integrata – e, di conseguenza, sul 13% che Piazzetta Cuccia detiene in Generali. Un domino finanziario che trasforma il voto di oggi in un crogiuolo di poteri incrociati, dove ogni singola preferenza per un candidato piuttosto che per un altro implica una precisa strategia sul futuro del Leone di Trieste e sui suoi 750 miliardi di masse gestite. In sala, il presidente uscente Maione aveva aperto i lavori con un appello accorato alla continuità, ammettendo candidamente di non sapere come sarebbe finita, mentre l’ad designate Palermo – approdato al Monte dopo l’esperienza in Cdp – osservava lo schieramento delle forze.

Lo sviluppo procedurale e le defezioni

Nel merito delle operazioni assembleari, la mattinata ha proceduto speditamente con l’approvazione del bilancio e la contestuale bocciatura di due azioni di responsabilità, lasciando il terreno libero per il pomeriggio dedicato alle schede. Un elemento di complessità aggiuntiva, che ha tenuto banco nelle prime fasi della riunione, è stato il rinvio della riunione del cda incaricata di attribuire le deleghe e avviare l’esame dei requisiti di professionalità (il cosiddetto “fit & proper”), probabilmente rimandata a lunedì. Una dilazione tecnica che non ha tuttavia distolto l’attenzione dai numeri: la Fondazione Mps, storica azionista, ha scelto la via dell’astensione, astenendosi dal partecipare al voto decisivo per il rinnovo, mentre la partecipazione inferiore alle attese (64,11%) suggerisce che diversi grandi investitori potrebbero non aver depositato per intero i propri pacchetti, rendendo ogni percentuale ancora più preziosa nella corsa ai quindici seggi in palio.

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