Setta di Almese, il racconto di Pandora: «Lavori forzati e violenze, eravamo le sue schiave»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   «Tutte eravamo obbligate a lavorare la terra, a pulire e cucinare. Avevamo le teste rasate e le tuniche arancioni». Pandora, nome scelto per sé dalla donna che oggi ha 27 anni, ripercorre così gli anni trascorsi nella comunità di Almese, in Bassa Val di Susa, finita al centro dell'operazione «Asmodeo» dei carabinieri del Nucleo investigativo di Torino.

La sua testimonianza, raccolta dal quotidiano La Stampa, è uno dei tasselli che hanno portato all'arresto di Bruno Antonio Malatesta, 59 anni, considerato dagli inquirenti il vertice della presunta setta pseudo-spirituale che ruotava attorno alla Fondazione Fiore della Pace.

Dai corsi di yoga alla prigionia

L'ingresso nella comunità risale all'età di nove anni, quando la madre, già parte del gruppo, la iscrisse a un corso di yoga per bambini. Per due anni l'attività sembrò una normale pratica settimanale. I problemi iniziarono con il passaggio al corso per adulti e con la decisione della madre di trasferirsi a vivere in quella che all'esterno appariva come una comune di campagna all'insegna della spiritualità. Da quel momento, racconta la giovane, la sua vita si trasformò in una gabbia.

«Mi ha distaccata da mia madre da quando ero piccola», ha spiegato, ricostruendo un sistema di isolamento che impediva alle donne di avere amicizie al di fuori della comunità, di frequentare compagni o di coltivare qualsiasi relazione autonoma.

Il controllo del «Maestro» e le umiliazioni quotidiane

Il racconto di Pandora descrive un regime fondato sulla paura e sulla mortificazione costante. Malatesta, che si faceva chiamare «Maestro» e «il prescelto», sosteneva di avere poteri soprannaturali e di essere in contatto con la «Madre Divina».

Secondo l'accusa, esercitava un controllo totale sulle donne che chiamava «monache» o «adepte», imponendo loro voti di obbedienza e povertà, con la consegna dei propri averi, e regolando ogni aspetto della vita quotidiana: dalle scelte lavorative alla dieta, fino alla richiesta di autorizzazione per attività elementari come leggere un libro o fare una doccia. Pandora ricorda che il «Maestro» le definiva «streghe puttane», sostenendo che lo fossero state in una vita precedente e che spettasse a lui liberarle dalle energie negative. «Se no il male sarebbe arrivato. Sotto forma di cataclismi, di un tumore», ha raccontato, precisando di non essersi resa conto, allora, che si trattava di minacce.

Le violenze e la fuga a vent'anni

Durante le sedute a cui tutte erano obbligate a partecipare, secondo la testimonianza di Pandora, Malatesta usava pretesti rituali per toccare le parti intime delle donne, posizionando cristalli su di esse e sostenendo di rimuovere le negatività. «Sentivo dentro di me quell'istinto di bambina che mi faceva sentire male. A disagio. Ma intorno a me erano tutte zitte», ha detto. La giovane è uscita dalla comunità a vent'anni, dopo aver vissuto dieci anni al suo interno. «Aprire gli occhi. Ho denunciato la mia storia per questo. Io volevo che le altre, che erano rimaste là dentro, trovassero il modo di aprire gli occhi». Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il «Maestro» avrebbe abusato sessualmente anche di vittime minorenni, presentando le violenze come «terapie purificatrici».

L'indagine e le accuse

L'operazione dei carabinieri, coordinata dalla procura di Torino, è scattata all'alba del primo ottobre. Malatesta è stato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere con le accuse di riduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata e truffa aggravata ai danni dello Stato. Gli investigatori gli contestano anche di aver simulato l'impossibilità di camminare davanti alla commissione medica dell'Inps, incassando indebitamente oltre 80mila euro di pensione di invalidità.

Tre suoi collaboratori, due donne e un uomo, risultano indagati in stato di libertà: una delle donne avrebbe ricoperto il ruolo di «Maestra», l'altra, psicologa professionista, si sarebbe occupata della gestione logistica, mentre l'uomo, definito «Monaco» e massoterapista, avrebbe praticato «terapie sessuali» a pagamento su clienti donne, approfittando di situazioni di lutto o fragilità.

Le voci dal paese e le denunce precedenti

Ad Almese, i membri della comunità erano noti come «gli arancioni», per il colore delle tuniche che indossavano. Il sindaco Andrea Cavaliere ha definito la Fondazione Fiore della Pace «un'enclave separata», mentre diversi vicini hanno ammesso che già nel 2018 circolavano voci su quanto accadeva all'interno di alcune villette della borgata di Castelletto. In quell'anno la trasmissione televisiva «Storie Italiane» aveva dedicato un servizio alla comunità, senza però riuscire a intervistare il «Maestro».

Un primo esposto risale al marzo 2018, presentato dall'ex marito di una delle vittime; il procedimento venne archiviato nella primavera del 2023, ma un secondo esposto e un atto di opposizione riuscirono a evitare la chiusura del caso. Nel luglio 2023 anche l'ex moglie presentò una querela.

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