Arrestato il guru di Almese, le “ancelle” raccontano anni di abusi e schiavitù
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Redazione Interno
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Un sistema di controllo durato quasi due decenni, costruito sulla fragilità di donne in difficoltà, su promesse di guarigione e su un presunto contatto diretto con il divino. È quello che gli investigatori della Procura di Torino contestano a Bruno Antonio Malatesta, 59 anni, arrestato giovedì mattina dai carabinieri nell’ambito dell’operazione denominata “Asmodeo”. L’uomo, che si autoproclamava “il prescelto” e si faceva chiamare “Maestro Śivakṣatriya Śivānanda”, è ritenuto il vertice di una setta pseudo-spirituale con base ad Almese, nella bassa Val di Susa.
Le accuse formulate a suo carico sono riduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata e truffa aggravata ai danni dello Stato.
Il reclutamento attraverso lo yoga e le discipline olistiche
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore Davide Pretti, Malatesta si presentava sul web come maestro e formatore di yoga, esperto di arti marziali indiane e di riequilibrio bioenergetico con i cristalli, raccontando di essersi formato in India tra monasteri himalayani e ashram.
Dietro questa facciata, avrebbe avvicinato persone in condizioni di vulnerabilità – spesso donne con problemi di salute, reduci da lutti o separazioni – durante corsi aperti al pubblico, per poi inserirle in un sistema di assoggettamento psicologico sempre più rigido. La comunità residenziale, ospitata in alcune villette a schiera della bassa Val di Susa riconducibili alla sigla “Fondazione Fiore della Pace”, era organizzata come un monastero: le donne, chiamate “monache” o “ancelle”, indossavano tuniche arancioni e avevano la testa rasata.
Il racconto di Pandora: “Eravamo le sue schiave”
A rompere il silenzio è stata una delle vittime, che ha scelto il nome di fantasia Pandora e che oggi ha 27 anni. È entrata nella setta a nove anni, seguendo la madre che già ne faceva parte, e vi è rimasta per un decennio, fino alla fuga a 19 anni. Al quotidiano La Stampa ha raccontato di essere stata obbligata a lavorare la terra, a pulire e cucinare, in uno stile di vita monacale fatto di umiliazioni quotidiane.
Il “maestro”, secondo la sua testimonianza, le chiamava “streghe puttane”, sostenendo che lo fossero state in una vita precedente e che spettasse a lui liberarle dalle energie negative. Il male, spiegava, poteva arrivare sotto forma di cataclismi o di tumori.
Le violenze sessuali mascherate da pratiche spirituali
Durante quelle che venivano presentate come sedute di purificazione, Malatesta avrebbe usato pretesti per toccare le parti intime delle donne, posizionandovi cristalli che avrebbero dovuto “portare via le negatività”. Pandora racconta di aver percepito l’orrore di quei gesti fin da bambina, ma di essere rimasta in silenzio perché intorno a lei tutte le altre tacevano. “Lui è il maestro e può fare tutto”, spiega, descrivendo il cortocircuito psicologico in cui il disagio non trovava conferme esterne e finiva per essere accettato come una regola.
Il controllo passava anche attraverso la separazione degli affetti: alle donne era impedito di abbracciarsi o toccarsi tra loro, per non trasmettersi “energie negative”, mentre l’unico autorizzato a farlo era il guru. La stessa madre di Pandora, secondo il suo racconto, era tra le donne tenute segregate e non poteva essere avvicinata.
Le indagini e gli altri presunti complici
L’inchiesta che ha portato all’arresto è stata avviata nel marzo del 2024, ma le prime denunce risalgono ad anni precedenti, alcune delle quali erano state archiviate. Oltre a Malatesta, risultano indagati a piede libero tre suoi collaboratori: una “maestra”, una psicologa e un “monaco” massoterapista che avrebbe eseguito quelle che definiva “terapie sessuali” a pagamento su clienti donne.
La residenza della comunità è stata posta sotto sequestro per evitare il rischio di reiterazione dei reati e di inquinamento probatorio; gli ospiti presenti sono stati accompagnati in luoghi protetti.
Le promesse di guarigione e le truffe ai danni delle vittime
Tra i casi esaminati dagli investigatori ci sono anche quelli di donne indotte a spendere ingenti somme per presunti strumenti di protezione energetica. A una donna affetta da sclerosi multipla, alla quale Malatesta avrebbe promesso la guarigione, sarebbero stati venduti cristalli per circa diecimila euro e un quadro del valore di centocinquantamila euro.
Un’altra donna, arrivata in comunità dopo una separazione, sarebbe stata convinta che il figlio di sette anni fosse in pericolo di vita e avrebbe acquistato un “quadro salvavita” da quarantamila euro; il bambino sarebbe stato anche sottoposto a un rituale con un taglio sul petto. Le accuse contestano inoltre a Malatesta di aver truffato lo Stato fingendo una disabilità per ottenere una pensione di invalidità.
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