Morto Rodolfo Fiesoli, il guru del Forteto: la setta sopravvive nonostante la condanna per abusi
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Redazione Interno
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Rodolfo Fiesoli, l’uomo che per decenni si era autoproclamato "profeta" alla guida della comune del Forteto, è morto a 84 anni in una casa di riposo protetta a Padova, dove scontava la condanna definitiva a 14 anni e 10 mesi per maltrattamenti e abusi sessuali su minori. La sua scomparsa, però, non segna la fine della storia di quella che le vittime definiscono ancora oggi una setta, nonostante le sentenze e le inchieste parlamentari che ne hanno smascherato i crimini.
Nato a Prato, Fiesoli aveva fondato il Forteto negli anni '70, inizialmente legato alla parrocchia de La Querce, per poi trasferirsi nel Mugello, dove creò una comune agricola specializzata nella produzione di formaggi e carni. Quella che all’apparenza era presentata come una realtà alternativa, basata su una "nuova idea di famiglia", si rivelò invece un sistema di controllo e violenza, in cui i minori affidati dalla magistratura – spesso provenienti da situazioni fragili – subivano abusi e soprusi.
La condanna definitiva arrivò nel 2017, dopo anni di indagini e processi che avevano portato alla luce un meccanismo perverso, in cui Fiesoli esercitava un potere assoluto, imponendo regole distorte e segregando donne e uomini. Le vittime, alcune delle quali hanno trovato il coraggio di denunciare solo anni dopo, continuano a sostenere che la struttura del Forteto non si sia dissolta con la morte del suo fondatore. "Chi ha vissuto in una setta sa che la scomparsa del leader non ne cancella l’eredità", hanno spiegato, sottolineando come i seguaci possano persistere nel perpetuare i suoi insegnamenti.




