L'imminente attacco a Rafah: una catastrofe umanitaria annunciata
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Redazione Esteri
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In queste ore concitate, non abbiamo più dubbi: un attacco su Rafah è imminente e non possiamo più perdere tempo. Ci stiamo preparando all’ennesima evacuazione, l’ottava, e questa volta dobbiamo preparare tutto con cura perché ci troveremo in una situazione ben più difficile di tutte quelle in cui siamo stati finora. Non avremo più un tetto ma staremo in una tenda.
La suddivisione delle responsabilità
L’assedio di Rafah che l’esercito israeliano (Tsahal) si appresta a compiere nei prossimi giorni sta provocando frizioni senza precedenti nei rapporti diplomatici di Israele. Regno Unito, Germania, Qatar, Arabia Saudita e altri si fanno sentire. Anche l'America, con Joe Biden che telefona a Benjamin Netanyahu. Il messaggio comune è di non muovere, le conseguenze sarebbero enormi in termini di vite umane, nessuno dà sponda politica a questa strategia.
La reazione internazionale
Con l’ipocrisia che le caratterizza, le cancellerie occidentali (ma anche quelle dei paesi arabi) non vanno oltre le dichiarazioni di “viva preoccupazione” per quanto sta accadendo nella Striscia di Gaza. Neppure l’ormai imminente attacco israeliano a Rafah, una “carneficina annunciata”, scalfisce il doppiopesismo e il servilismo di premier e capi di Stato. D’altronde non ha senso, a quanto pare, incrinare i rapporti con l’amministrazione Usa, sostenuta dalle potenti lobby sioniste, per tutelare inutili se non ingombranti palestinesi: non si tratta dell’Ucraina, lì non c’è nessuna Nato da allargare, non si fanno soldi ne’ con la guerra, ne’ con la ricostruzione.




