Crisi umanitaria a Rafah: 800.000 palestinesi in fuga
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Evacuazione di massa
Le forze israeliane hanno iniziato l'operazione militare nell'area il 6 maggio. In risposta agli ordini di evacuazione che chiedevano alle persone di fuggire nelle cosiddette zone sicure, la popolazione si è recata principalmente nelle zone centrali e a Khan Younis, anche negli edifici distrutti.
Tensioni politiche
Nel frattempo, la tensione politica in Israele è alta. Il ministro del Gabinetto di guerra, Beny Gantz, ha chiesto al premier Netanyahu di predisporre un piano d'azione sulla guerra entro l'8 giugno. In caso contrario, Gantz ha minacciato di uscire dal governo. Netanyahu ha risposto criticando Gantz per aver lanciato un ultimatum al Primo Ministro invece di Hamas.
Aiuti umanitari
Nonostante la situazione critica, gli aiuti umanitari continuano ad arrivare. Il primo carico di aiuti è arrivato ieri mattina attraverso un molo galleggiante temporaneo costruito dagli Stati Uniti. Gli aiuti provengono da Cipro, con la Commissione europea che copre le spese di trasporto.
Appello internazionale
Mentre nel nord di Gaza imperversano i più duri combattimenti dall'inizio della guerra fra Hamas e Israele, il ministro della Difesa Gallant annuncia che altre truppe entreranno a Rafah. Di fronte a questa situazione, tredici paesi, tra cui l'Italia, hanno firmato un appello affinché Israele non entri a Rafah. La situazione rimane critica e il mondo intero sta osservando con preoccupazione.




