Leone XIV e la custodia del creato: una scelta che divide

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Messa per la custodia del creato, celebrata da papa Leone XIV lo scorso 9 luglio, ha acceso un dibattito che trascende i confini della Chiesa. Se da un lato molti hanno accolto con favore il gesto del Pontefice, interpretandolo come un segnale di attenzione verso le urgenze ambientali, dall’altro non sono mancate le critiche, provenienti sia da chi considera l’iniziativa un cedimento alle mode del tempo, sia da chi, come il filosofo Umberto Galimberti, imputa alla tradizione biblica stessa la radice dell’antropocentrismo responsabile della crisi ecologica.

Galimberti, che da tempo sostiene come la Genesi abbia legittimato lo sfruttamento indiscriminato della natura da parte dell’uomo, ignora però che la teologia cattolica ha sempre letto il "dominio" sul creato non come licenza di saccheggio, ma come responsabilità di custodia. Lo stesso Leone XIV, del resto, ha più volte ribadito che l’ecologia integrale non è una concessione al pensiero contemporaneo, bensì una riscoperta di un insegnamento antico, sepolto sotto secoli di interpretazioni distorte.

Domenica 13 luglio, durante l’omelia nella parrocchia di San Tommaso di Villanova a Castel Gandolfo, il Papa ha tornato a parlare di sguardo e compassione, collegando la crisi ambientale a quella sociale. "Quella strada che da Gerusalemme scende verso Gerico", ha detto, "è oggi percorsa da chi è schiacciato dalla povertà, dalle guerre, da sistemi politici oppressivi". Un richiamo che non poteva passare inosservato, specie in un momento in cui le tensioni internazionali – dall’Ucraina al Sahel – continuano a produrre vittime e sfollati.

L’arrivo del Pontefice a Castel Gandolfo, dopo dodici anni di assenza, è stato accolto con entusiasmo dagli abitanti del borgo, che hanno esposto striscioni di benvenuto. Ma l’atmosfera festosa non ha cancellato del tutto le ombre di un mondo in cui, come ha ricordato Leone XIV, "tanti popoli sono spogliati, derubati e saccheggiati". E se le nuvole minacciavano pioggia durante l’Angelus, quasi a simboleggiare le incertezze del presente, il messaggio del Papa è rimasto chiaro: la custodia del creato non è un optional, ma un dovere che riguarda tanto l’ambiente quanto l’uomo.

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