Terremoti a Catanzaro: nessun legame con lo sciame sismico dei Campi Flegrei
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Redazione Interno
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Negli ultimi giorni, l’attenzione mediatica si è concentrata sui terremoti che hanno interessato diverse zone d’Italia, in particolare lo sciame sismico nell’area di Catanzaro, in Calabria, e le scosse registrate nei Campi Flegrei, nell’area metropolitana di Napoli. Nonostante la vicinanza temporale degli eventi, le differenze nelle profondità e nelle origini dei sismi confermano che non esiste alcuna correlazione tra i due fenomeni. I terremoti calabresi, infatti, sono di natura tettonica, legati ai movimenti della faglia che attraversa la regione, mentre quelli dei Campi Flegrei sono di origine vulcanica, connessi alla crisi bradisismica che da mesi caratterizza l’area napoletana.
Nella sola giornata del 19 marzo, una scossa di magnitudo 2.6 è stata registrata alle 12:31 nel territorio di Marcellinara, con epicentro localizzato a una profondità di 10 km. La Sala Sismica INGV-Roma ha rilevato le coordinate geografiche (38.9382, 16.4962), confermando che il sisma è stato avvertito dalla popolazione, sebbene non siano stati segnalati danni significativi. Come misura precauzionale, alcune scuole sono state evacuate, non solo a Marcellinara ma anche nei comuni limitrofi di Miglierina e Settingiano, dove altre scosse di lieve intensità sono state registrate nelle ore precedenti.
Lo sciame sismico nel Catanzarese, che ha visto ben 134 scosse in un mese, si inserisce in un contesto storicamente sismico. La stessa faglia che oggi è attiva fu responsabile, circa 400 anni fa, di un terremoto di magnitudo 7.1, evento che segnò profondamente la regione. Le scosse recenti, sebbene di intensità contenuta, hanno riacceso l’allerta tra la popolazione e le istituzioni, portando a un incontro in Prefettura per valutare le misure da adottare.
Dall’altra parte della penisola, nei Campi Flegrei, la situazione è diversa. L’area, nota per la sua attività vulcanica, sta vivendo una fase di bradisismo, con un sollevamento del suolo che ha superato i 100 centimetri dagli anni ’70. Le scosse registrate qui, seppur frequenti, sono legate ai movimenti del magma sottostante e non hanno alcun nesso con i fenomeni tettonici della Calabria. La coincidenza temporale tra i due eventi sismici è dunque frutto di una concomitanza, favorita dalla sismicità intrinseca della Calabria e dalla dinamicità dell’area flegrea.




