Sciame sismico ai Campi Flegrei, l'Ingv: "31 terremoti nella notte"
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Redazione Interno
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La terra nei Campi Flegrei, un'area vulcanica tra le più monitorate al mondo per la sua complessa natura, non smette di tremare, come dimostra l'ultimo episodio sismico che ha interessato la zona nella notte. Un terremoto di magnitudo 3.3, il cui epicentro è stato localizzato in prossimità della Solfatara, ha dato il via a uno sciame particolarmente intenso, il quale, sviluppatosi a una profondità molto bassa di circa tre chilometri, è stato avvertito in maniera netta dalla popolazione. Le scosse, che si sono susseguite per diverse ore, hanno creato un senso di apprensione in coloro che risiedono in un'area storicamente abituata a convivere con il costante bradisismo, un fenomeno che solleva il suolo in modo progressivo e che richiede un'attenta osservazione.
La sequenza e i suoi effetti
Secondo i dati diffusi dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, la sequenza ha avuto inizio poco dopo le ventitré di martedì 25 novembre 2025, per concludersi soltanto verso le cinque del mattino successivo. In questo lasso di tempo, caratterizzato da un'attività sismica persistente, sono stati registrati all'incirca trentuno eventi, dei quali quello di magnitudo 3.3 ha rappresentato il momento di massima energia. La scossa principale, la cui forza è stata percepita distintamente non solo nei comuni flegrei come Pozzuoli, Bacoli e Quarto ma anche in diversi quartieri di Napoli, non ha al momento causato danni significativi alle strutture, sebbene abbia riacceso i riflettori su una situazione geologicamente delicata.
Il contesto del bradisismo
Un aspetto cruciale, su cui gli esperti dell'Ingv hanno posto l'accento, riguarda la relazione tra questa nuova crisi sismica e il sollevamento del suolo. Il fenomeno del bradisismo, che interessa l'area da tempo, prosegue infatti con un ritmo costante, il quale, stando alle ultime rilevazioni, non ha subito accelerazioni in concomitanza con lo sciame. La velocità di sollevamento, che dal mese di ottobre si attesta su valori di circa due centimetri e mezzo al mese nella zona di Pozzuoli dove il fenomeno è più marcato, appare dunque slegata dall'intensificarsi degli eventi tellurici, un dato che gli scienziati analizzano per comprendere le dinamiche profonde del sistema.
La vigilanza costante
L'attenzione degli specialisti rimane massima, come sottolineato dalle dichiarazioni di Florindo dell'Ingv, il quale ha richiamato la necessità di una vigilanza costante. La rete di monitoraggio dell'Osservatorio Vesuviano, che estende la sua sorveglianza anche ai Campi Flegrei, lavora senza sosta per raccogliere e interpretare ogni segnale proveniente dal sottosuolo, in un'opera di costante aggiornamento che coinvolge istituzioni e protezione civile. La peculiarità di questa area, la cui caldera ospita numerosi crateri e manifestazioni gassose, richiede un approccio scientifico multidisciplinare, volto a discriminare tra la normale attività di un vulcano attivo e quei segnali che potrebbero preludere a evoluzioni differenti.




