Sifilide, il virologo Bassetti lancia l’allarme: “Impennata di contagi tra i giovanissimi, anche tra i 15enni”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Salute Redazione Salute   -   Non è un fantasma del passato destinato a rimanere sepolto nei libri di storia della medicina, né una di quelle patologie che si credevano ormai sconfitte dall’avvento degli antibiotici. La sifilide, l’infezione sessualmente trasmissibile causata dal batterio Treponema pallidum, sta vivendo una fase di preoccupante recrudescenza in Italia e nel mondo, e a lanciare l’allarme, con la consueta immediatezza che contraddistingue i suoi interventi pubblici, è Matteo Bassetti. Il direttore della Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova, attraverso un reel pubblicato sul suo profilo Instagram, ha parlato chiaramente di un “aumento impressionante” dei casi, una crescita che non risparmia la fascia d’età più vulnerabile e, per certi versi, inaspettata: quella degli adolescenti.

“Parliamo anche di 15-16-17enni”, ha sottolineato l’infettivologo, spiegando come il fenomeno, seppur di rilevanza mondiale con un focolaio di particolare attenzione in Sud America, in Perù per la precisione, abbia ormai raggiunto proporzioni significative anche nel nostro paese. La sua è una messa in guardia che si inserisce in un contesto epidemiologico europeo già segnato da numeri in crescita: nel 2022, nei paesi dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo, furono oltre 35mila i casi segnalati, un dato che segnava un più 34% rispetto all’anno precedente. Un trend, quello attuale, che sembra non accennare a invertire la rotta e che riporta sotto i riflettori una malattia che molti, erroneamente, ritenevano un ricordo lontano.

Una patologia silenziosa ma insidiosa che si trasmette per contatto diretto

La sifilide è un’infezione batterica che si trasmette esclusivamente per contatto diretto, prevalentemente durante i rapporti sessuali — vaginali, anali e orali — non protetti. Proprio i contatti oro-genitali, spiegano gli esperti, rivestono un ruolo molto importante nella dinamica del contagio, spesso sottovalutato. Il batterio responsabile, il Treponema pallidum, una spirocheta scoperta nel lontano 1905, penetra l’organismo attraverso le mucose o eventuali soluzioni di continuo della pelle, per poi diffondersi rapidamente in tutto il. La sua insidiosità risiede anche nella sintomatologia subdola: nella fase primaria, l’infezione si manifesta con un’ulcera indolore, il cosiddetto sifiloma, che compare nella sede di inoculazione del batterio. Una lesione che, come spesso ricordano gli specialisti, tende a guarire spontaneamente nel giro di poche settimane, portando la persona colpita a illudersi che il problema si sia risolto da sé, quando in realtà l’infezione sta progredendo silenziosamente.

Se non diagnosticata e curata in questa fase iniziale, la malattia entra in uno stadio secondario, caratterizzato da eruzioni cutanee, febbre, mal di gola e ingrossamento dei linfonodi, sintomi che possono essere confusi con altre patologie. Segue poi un lungo periodo di latenza asintomatica, che può durare anni, durante il quale il batterio continua la sua azione dannosa nell’organismo, per poi manifestarsi eventualmente nella fase terziaria, oggi per fortuna rara grazie agli screening, ma estremamente grave, con possibili danni irreversibili al sistema cardiovascolare e al sistema nervoso centrale.

La diagnosi precoce e l’importanza del preservativo come scudo

Il nodo cruciale, per Bassetti, rimane la prevenzione e la diagnosi tempestiva. “La sifilide”, ha spiegato nel suo intervento social, “è una malattia sessualmente trasmessa che se curata bene non dà problemi. Ma se non viene identificata bene, con i test, può dare problemi”. Il problema, dunque, è duplice: da un lato la difficoltà di riconoscere i segni iniziali, spesso assenti o così lievi da passare inosservati, specialmente in sedi anatomiche difficili da auto-osservare come il retto o la cavità orale; dall’altro, la necessità di abbattere quelle barriere culturali che ancora oggi, specie tra i più giovani, rendono difficile parlare di sessualità e di salute sessuale in modo aperto.

Il sospetto diagnostico, spiegano gli infettivologi, va sempre confermato con esami specifici. Si può ricorrere a esami diretti, una sorta di tampone della lesione se presente, oppure a esami del sangue, i cosiddetti test sierologici, che però diventano positivi non prima di quattro settimane dal momento del contagio. Un lasso di tempo, questo, che complica ulteriormente la diagnosi precoce e richiede un’elevata consapevolezza da parte di chi ha avuto comportamenti a rischio. La terapia, per fortuna, esiste ed è efficace: la penicillina, somministrata per via intramuscolare, è in grado di eradicare l’infezione, a patto che non si sia già in una fase avanzata in cui i danni agli organi sono ormai consolidati e irreversibili.

In attesa di un cambiamento culturale che passi anche da un’educazione sessuale più strutturata e diffusa, che in Italia stenta ancora a decollare in modo organico, la raccomandazione degli esperti rimane salda e inequivocabile. “Il preservativo”, ha ribadito Bassetti, “rimane lo strumento migliore per difendersi da tutte le infezioni sessualmente trasmesse, compresa la sifilide”. Una barriera fisica, semplice ed economica, che se utilizzata correttamente e con costanza rappresenta tuttora la difesa più efficace contro un nemico antico che, approfittando di cali di attenzione e di una comunicazione carente, è tornato a colpire le fasce più giovani della popolazione.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.