Le borse asiatiche frenate dal dollaro in volo, mentre i dazi di Trump spingono l’inflazione
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Mercoledì i mercati azionari asiatici hanno mostrato segni di affaticamento, mentre il dollaro ha toccato il massimo contro lo yen dall’inizio di aprile, spinto dai rendimenti dei Treasury saliti ai livelli più alti degli ultimi trenta giorni. La causa principale è il dato sull’inflazione statunitense, che ha rivelato un aumento dei prezzi al consumo nel mese di giugno, con un +2,7% su base annua, superiore al +2,4% registrato a maggio. Sebbene l’incremento non abbia sorpreso gli analisti – il consensus prevedeva un lieve rialzo –, ha comunque raffreddato le aspettative di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve, alimentando la forza del biglietto verde.
L’indice dei prezzi al consumo, che include beni come caffè, elettronica e articoli per la casa, ha evidenziato l’impatto delle tariffe doganali imposte dall’amministrazione Trump, le quali, seppur in misura contenuta, stanno iniziando a riflettersi sui costi. "Si tratta di un effetto atteso, ma significativo", osservano gli esperti, sottolineando come l’aumento sia particolarmente marcato nei settori più esposti alle importazioni. Intanto, il presidente americano ha rinnovato le critiche al chairman della Fed, Jerome Powell, accusandolo di non aver agito con sufficiente decisione, mentre Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan Chase, è intervenuto in difesa della banca centrale, ribadendone l’autonomia.
Oltre all’ascesa del dollaro, che ha esercitato ulteriore pressione sullo yen, i mercati valutari hanno registrato un calo dei premi forward tra dollaro e rupia indiana, favorito dal rallentamento dell’inflazione in India, scesa al minimo degli ultimi sei anni. Al contrario, negli Stati Uniti l’indice dei prezzi ha segnato la crescita più rapida da febbraio, confermando una tendenza che, seppur moderata, potrebbe influenzare le scelte della Fed nei prossimi mesi.




