Incendio sul Monte Faeta, l’esercito in campo per le evacuazioni tra Pisa e Lucca

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il fronte di fuoco che da mercoledì 29 aprile divampa sul Monte Faeta, alimentato da raffiche insistenti di vento grecale, ha costretto le autorità a disporre l’allontanamento di oltre tremila persone, una cifra destinata purtroppo a salire nelle ultime ore. L’emergenza, iniziata tra le colline che separano Santa Maria del Giudice da San Giuliano Terme, si è rapidamente estesa verso la piana pisana e le prime propaggini del lucchese, trasformando quella che poteva sembrare una giornata di fine aprile come tante in una corsa contro il tempo per mettere in salvo intere famiglie. I vigili del fuoco, impegnati senza sosta già dalle prime fiamme, hanno dovuto fare i conti con un elemento imprevedibile: il vento, che nella notte tra giovedì e venerdì ha ripreso forza, spingendo il rogo verso aree densamente abitate e rendendo necessario un cambio di passo nelle operazioni di soccorso.

Il supporto militare e la richiesta della prefettura

È stata la Prefettura di Pisa, valutata l’evoluzione critica del fronte settentrionale dell’incendio, a richiedere formalmente l’intervento dell’Esercito Italiano. Una richiesta – è bene sottolinearlo – che non riguarda lo spegnimento diretto delle fiamme, bensì il supporto logistico ai pompieri nelle evacuazioni: un compito delicato, che richiede coordinamento e capacità di muoversi su strade spesso strette e avvolte dal fumo. I militari, giunti sul posto con mezzi fuoristrada e pattuglie, hanno affiancato i volontari della protezione civile, aiutando a raggiungere le abitazioni isolate e a convincere i più riluttanti ad abbandonare le proprie case. La difesa, come si legge in una nota ufficiale, si è messa “al fianco della popolazione”, un’espressione che qui trova un riscontro concreto nei controlli ai posti di blocco e nei trasferimenti verso le zone sicure.

Tremilacinquecento sfollati ad Asciano, lo stadio nel mirino delle fiamme

Particolarmente critica la situazione nella frazione di Asciano, a pochi chilometri dalla Cetilar Arena – lo stadio del Pisa – dove l’incendio ha costretto all’evacuazione di circa 3.500 persone. L’avvicinarsi delle fiamme all’impianto sportivo, a poche ore da un previsto incontro di calcio, ha complicato ulteriormente la gestione dell’emergenza, sebbene le autorità locali abbiano prudentemente evitato di sovrapporre i due piani di sicurezza. Le raffiche di grecale, quelle stesse che hanno trasformato un rogo circoscritto in un incendio di vaste proporzioni, hanno spinto il fuoco verso valle, lambendo aree residenziali e creando un corridoio di fumo visibile anche da lunga distanza. Ottocento ettari, secondo una prima stima diffusa dai vigili del fuoco, sono già andati in fumo: una superficie enorme, che comprende pinete, uliveti e macchia mediterranea.

Nuove evacuazioni a Lucca, l’ordinanza del sindaco Pardini

Il sindaco di Lucca, Mario Pardini, ha dovuto firmare non una ma due ordinanze in meno di ventiquattr’ore. La prima, di mercoledì, riguardava una decina di famiglie nella frazione di Santa Maria del Giudice; la seconda, emanata giovedì, estende le misure agli edifici di via del Monte, dal civico 816 fino al termine della strada. Una zona, quest’ultima, esposta in maniera quasi frontale all’avanzata delle fiamme, con il fuoco che scende dalle pendici del monte e lascia dietro di sé solo cenere e tronchi anneriti. Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha seguito l’evoluzione della notte in diretta, aggiornando i cittadini via social: “Nella notte il forte vento ha alimentato ulteriormente l’incendio, portando a evacuare circa tremila persone su Asciano e San Giuliano Terme”. Sul posto sono in funzione quattro Canadair, decollati all’alba, insieme a mezzi aerei minori e a centinaia di operatori del sistema regionale antincendi boschivi, oltre naturalmente ai vigili del fuoco e ai mezzi da terra. Nessuna tregua, per ora, e i sindaci raccomandano di non rientrare nelle zone sgomberate.

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