Il rogo sul monte Faeta e la lunga notte di Asciano: tremilacinquecento persone tra fumo e fiamme
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Redazione Interno
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Sono state circa tremilacinquecento le persone costrette a lasciare le proprie abitazioni nella notte, a causa di un incendio che, partito giorni fa dal versante lucchese del monte Faeta, ha improvvisamente accelerato la sua corsa verso il Pisano. Nel pomeriggio del 30 aprile, le fiamme hanno ormai superato il crinale, minacciando direttamente Asciano, una frazione del Comune di San Giuliano Terme; e qui, come spesso accade in questi frangenti, è stato il vento a fare la differenza. Le raffiche, aumentando di intensità nel cuore della notte, hanno di fatto trasformato un rogo già vasto in un pericolo immediato per i centri abitati, rendendo necessario un intervento di protezione civile su larga scala.
L’ordinanza di evacuazione, firmata dai sindaci dei territori coinvolti per fronteggiare l’emergenza, ha riguardato un’area molto estesa che arriva fino alla strada provinciale 30, quella che tutti qui conoscono come la “Lungomonte”. Lo scenario operativo, va detto, si presenta particolarmente complesso per le squadre di soccorso: decine di vigili del fuoco, supportati da mezzi aerei come i Canadair e un elicottero, sono stati impegnati a contenere un fronte che il forte vento di grecale non smette di alimentare. La superficie già percorsa dalle fiamme, stimata in diverse decine di ettari ma che alcuni sorvoli indicano in forte crescita, ha reso l’aria irrespirabile in molte zone della vallata, mentre il cielo è stato per ore oscurato da una coltre di fumo visibile anche a grande distanza.
L’organizzazione dell’accoglienza e il lavoro senza sosta dei soccorritori
Per gestire l’emergenza, il Centro Operativo Comunale è stato immediatamente attivato, fornendo supporto a chiunque fosse rimasto senza un tetto. Nel dettaglio, mentre una parte degli sfollati ha trovato riparo autonomamente presso parenti o amici, il Comune ha predisposto delle strutture di accoglienza, come una palestra e il “Pallone” di Asciano, per ospitare chi non avesse alternative. Se da un lato le operazioni di evacuazione sono state condotte in modo metodico per evitare il panico, dall’altro gli operatori – tra cui figurano non solo i vigili del fuoco ma anche volontari della protezione civile, forze dell’ordine e persino squadre dell’esercito – hanno lavorato tutta la notte per mettere in sicurezza le zone più esposte.
Le operazioni di spegnimento, a dire il vero, non si sono mai fermate: a terra, quarantotto pompieri con una ventina di mezzi tra autobotti e jeep hanno fronteggiato le lingue di fuoco che, spinte dalle raffiche, si avvicinavano pericolosamente alle case. Con le prime luci dell’alba, la lotta al rogo ha visto anche il dispiegamento di una poderosa flotta aerea: tre Canadair partiti rispettivamente da Roma e Genova, ai quali si è aggiunto un elicottero proveniente da Firenze, hanno ripreso a effettuare lanci mirati per raffreddare le aree più calde e rallentare l’avanzata del fuoco verso i centri residenziali.
Il versante lucchese e le difficoltà imposte dal vento
Mentre l’attenzione si concentrava su Asciano, anche sul versante originario dell’incendio, quello lucchese, la situazione restava critica. Il sindaco di Lucca aveva già disposto evacuazioni precauzionali per i residenti di alcune strade nelle frazioni limitrofe, come Santa Maria del Giudice, dove le fiamme avevano lambito diverse proprietà. L’elemento meteorologico, va ribadito, ha rappresentato il principale nemico in questa fase: le raffiche di grecale, non solo hanno spostato il fronte in direzione del Pisano ma hanno anche causato la formazione di nuovi focolai. Questi inneschi, spesso dovuti alla ricaduta di materiale incandescente trasportato dal vento, hanno costretto le squadre a terra a continui riposizionamenti tattici, cercando di proteggere sia le abitazioni isolate che le infrastrutture viarie.
I tecnici del servizio antincendio boschivo regionale, presenti sul posto con analisti di campo e squadre specializzate Gauf (specializzate in manovre di attacco al fuoco), hanno lavorato per coordinare una strategia che riducesse i rischi per la popolazione. Nonostante lo sforzo immane di circa una ventina di squadre a terra – composte da operai forestali e volontari – l’evoluzione irregolare del fronte ha reso il lavoro estremamente pericoloso, soprattutto nelle aree più impervie dove i mezzi meccanici faticano a transitare.
Un’emergenza che mobilita l’intera regione
Di fronte a queste dimensioni, la macchina dei soccorsi ha dovuto attingere a tutte le risorse disponibili sul territorio. Oltre ai mezzi statali, sono intervenute le squadre dei comuni limitrofi e il supporto logistico della Regione, che ha monitorato costantemente l’andamento delle evacuazioni e delle operazioni di spegnimento. La priorità assoluta, come sempre in questi casi, è stata la salvaguardia della vita umana: un obiettivo che, al netto dei danni ingenti al patrimonio boschivo e delle notte di paura vissuta dai residenti, è stato finora centrato. Le fiamme continuano a divorare ettari di macchia mediterranea tra le province di Lucca e Pisa, e il vento resta la variabile impazzita che terrà banco ancora per le prossime ore, tenendo col fiato sospeso le migliaia di cittadini che hanno dovuto abbandonare tutto in fretta, portandosi dietro solo la speranza di ritrovare le proprie case intatte.




