Monte Faeta, l’incendio non si placa e nella notte si consuma l’evacuazione di massa: 3.500 persone lasciano Asciano
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Redazione Interno
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Il fronte del fuoco che da mercoledì 29 aprile sta divorando il versante del Monte Faeta, tra la provincia di Lucca e quella di Pisa, non accenna a concedere tregua. Anzi, le operazioni di spegnimento, già complicate dalla natura impervia del territorio, hanno subito una brusca accelerazione nelle scorse ore a causa di un fattore atmosferico decisamente avverso: il vento. Soffiando sempre più forte durante la notte, le raffiche di grecale hanno letteralmente spinto le fiamme – le quali, ricordiamo, avevano ormai scollinato il crinale fin dal primo pomeriggio di giovedì – a valle, avvicinandole pericolosamente al centro abitato di Asciano, frazione del comune di San Giuliano Terme. È stata proprio questa pressione, quella di un elemento naturale fuori controllo, a costringere le autorità a firmare un’ordinanza di evacuazione d’emergenza per l’intera borgata fino alla strada provinciale 30, la cosiddetta via del Lungomonte: un provvedimento che ha interessato circa 3.500 residenti.
La macchina dei soccorsi si mobilita tra terra e cieli ostili
Mentre il fuoco divorava centinaia di ettari di macchia mediterranea e bosco, raggiungendo una superficie stimata di circa 800 ettari devastati – un numero ancora provvisorio, dicono gli esperti, destinato a salire –, la macchina della protezione civile si è messa in moto per gestire quella che la Regione Toscana ha definito “una situazione molto complessa”. I residenti, svegliati nel cuore della notte o avvisati tramite messaggi di emergenza, hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni in fretta, cercando riparo presso parenti o recandosi nei centri di accoglienza allestiti dal comune. Non parliamo di decine, ma di migliaia di persone; una massa di sfollati che ha trovato una prima sistemazione nelle strutture sportive di Ghezzano e Pappiana, dove sono state predisposte brande e punti di ristoro. Sul terreno, per tutta la notte e senza soluzione di continuità, hanno operato quarantotto vigili del fuoco supportati da diciannove mezzi, tra autobotti e jeep, senza dimenticare l’apporto determinante dell’Esercito Italiano. Quest’ultimo, intervenuto su specifica richiesta della Prefettura di Pisa, ha affiancato le forze dell’ordine – carabinieri, guardia di finanza e polizia di Stato – per garantire la sicurezza delle operazioni di esodo e presidiare le zone rosse.
La ripresa dei voli all’alba: canadair ed elicotteri tornano in azione
Con le prime luci dell’alba di oggi, venerdì 1 maggio, la strategia antincendio è entrata in una nuova fase, complementare a quella terrestre: quella aerea. Finalmente, dopo un lungo stop notturno reso necessario proprio da quelle folate di vento che di fatto hanno impedito qualsiasi manovra in sicurezza, le operazioni di volo sono riprese puntualmente alle 7:00. Un vero e proprio spiegamento di forze è stato schierato lungo la direttrice del fronte: tre Canadair, partiti rispettivamente dalle basi di Roma e Genova, affiancati da un elicottero arrivato da Firenze, stanno sganciando migliaia di litri di liquido ritardante e acqua sulla vegetazione in fiamme. Un lavoro, quello dei piloti, che si svolge a ridosso delle case, con l’obiettivo di creare una barriera umida che argini la corsa del fuoco verso i centri abitati superstiti. La scelta di evacuare interi quartieri, se da un lato ha creato ovvie difficoltà logistiche, dall’altro ha permesso agli operatori di terra di lavorare senza l’assillo di dover proteggere fisicamente la popolazione in tempo reale, concentrandosi esclusivamente sullo spegnimento dei focolai.
Vento e territorio: un cocktail di difficoltà per gli operatori
Ma la battaglia è tutt’altro che vinta. Le stesse fonti di Protezione Civile sottolineano come la conformazione orografica dei Monti Pisani renda già di per sé arduo l’accesso alle squadre a piedi; se a questo si aggiunge il persistere del vento, una colonna d’aria calda che alimenta ossigeno a un rogo già violento, la situazione resta critica. Nonostante i lanci dei mezzi aerei, che hanno ripreso a creare spettacolari pennacchi d’acqua sulla dorsale, il fuoco continua a trovare alimento in zone impervie dove gli uomini non possono arrivare. La priorità immediata, infatti, resta quella di proteggere le infrastrutture e le abitazioni ancora in piedi alla periferia di Asciano, dove il fumo denso ha reso l’aria irrespirabile per ore. Il centro operativo comunale resta aperto e attivo per gestire i bisogni primari di chi ha perso temporaneamente la propria casa: numeri verdi, assistenza sanitaria e organizzazione dei pasti sono al momento i capitoli su cui si concentra l’attenzione dei sindaci dei due comuni coinvolti.




