Asciano tra i due disastri: dopo l’incendio del monte Faeta, scuole chiuse e 150 evacuati per il nubifragio
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Redazione Interno
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Il cielo che aveva appena smesso di tingersi di fumo, quello stesso cielo adesso si è fatto carico di nubi cariche d’acqua, e la terra bruciata dal rogo non riesce a trattenerla. Ad Asciano, frazione collinare di San Giuliano Terme, il conto con la natura non sembra voler concedere tregua: dopo il violentissimo incendio che ha devastato il monte Faeta, ecco arrivare l’allerta arancione per rischio idrogeologico e idraulico. Il sindaco Matteo Cecchelli, con una determinazione che lascia poco spazio a incertezze, ha disposto la chiusura delle scuole anche per domani, mercoledì 6 maggio, spiegando che si tratta di “una decisione resa necessaria alla luce dell’allerta arancione” prorogata dal bollettino meteo della Regione Toscana per l’intera notte e l’intera giornata successiva. Non solo aule vuote, però, perché l’acqua che scende copiosa su pendii privati della vegetazione protettiva può trasformarsi in una lama silenziosa. Per questo sono state evacuate circa 150 persone, quelle che abitano le zone più alte e già segnalate come a rischio del paese.
Valdarno sott’acqua: 20 mm in un quarto d’ora e la viabilità che cede
Mentre ad Asciano si conta il doppio tunnel dell’emergenza – prima il fuoco, ora l’acqua – sul versante opposto della Toscana centrale il maltempo ha colpito con una furia altrettanto improvvisa. Il tardo pomeriggio di oggi ha portato con sé una perturbazione robusta sul Valdarno fiorentino e aretino, e la Sala di Protezione Civile della Città Metropolitana di Firenze ha dovuto registrare temporali sparsi capaci di raggiungere intensità fino a 20 millimetri in 15 minuti, e 40 millimetri all’ora. Numeri che, lo si legge nei rapporti tecnici, sono più che sufficienti per mandare in crisi tombini e griglie, specialmente laddove l’urbanizzazione ha ridotto la permeabilità naturale del suolo. A Reggello e a Figline Incisa, per esempio, si sono verificate criticità con allagamento della sede stradale; i sottopassi ferroviari di Figline e Incisa Valdarno sono finiti sott’acqua, costringendo a deviazioni e rallentamenti che al momento non hanno ancora una stima precisa dei tempi di ripristino.
La linea temporalesca non risparmia nessuno: da Campiglia Marittima al Casentino
Quella che inizialmente poteva sembrare una serie di episodi isolati si è rivelata invece una linea temporalesca compatta, capace di attraversare diagonalmente la regione partendo dalla fascia costiera. Il sistema, alimentato da correnti umide e instabili, ha spinto la sua coda fin verso il Casentino, scaricando accumuli notevoli – si parla di oltre 110 millimetri di pioggia registrati a Minucciano e nel comune di Massa – e facendo salire più di una preoccupazione nei centri di monitoraggio idrogeologico. Non si tratta, in altre parole, di un semplice temporale estivo, ma di un evento che per intensità e persistenza ha costretto gli uffici tecnici a tenere sotto osservazione ogni torrente, ogni fossa e ogni tratto di strada asfaltato che possa trasformarsi in un canale di scolo improvvisato.
Criticità urbane e una domanda che resta senza risposta immediata
Ciò che accomuna Asciano e il Valdarno, al di là delle differenze morfologiche, è la fragilità improvvisamente esposta di territori che hanno già subito una ferita – quella del fuoco, nel primo caso – o che si trovano a dover gestire una portata d’acqua superiore a quella per cui sono state progettate fognature e reti secondarie. Nel caso di San Giuliano Terme, la decisione di evacuare non è stata presa a cuor leggero, così come la chiusura delle scuole: il rischio non è solo quello di smottamenti, ma anche di colate di fango e detriti provenienti proprio dalle aree che l’incendio ha reso più vulnerabili. Nessuno, per ora, può dire se i temporali previsti per domani saranno altrettanto violenti; il bollettino però parla chiaro, e il sindaco ha scelto la strada della precauzione, quella che lascia i banchi vuoti ma evita che qualcuno debba piangerli. Nel Valdarno, invece, la priorità è tornare a far scorrere l’acqua via dalle strade: i sottopassi allagati rappresentano un rischio concreto per gli automobilisti, e i tecnici della protezione civile hanno già avviato i sopralluoghi per verificare lo stato di eventuali argini o punti di esondazione secondari.




