Il dramma sulla neve: travolto da una valanga mentre sciava con un amico
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Redazione Interno
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«Ho visto la lastra di neve che si staccava e Massimiliano che scivolava giù». La voce di Luca Cavaliere, l’alpinista vicentino che ieri condivideva la salita con Massimiliano Ferru, restituisce la brusca cesura tra una normale escursione e la tragedia, consumatasi in pochi istanti sulle pendici del Vajo Gabele a Recoaro Terme. Cavaliere, che si dice ancora scosso dall’accaduto e in uno stato di alterazione dovuto all’adrenalina, è stato il testimone impotente del distacco della slavina, un’onda improvvisa di neve e materiale roccioso che, travolgendo il compagno, ne ha determinato il destino. L’evento, repentino e violento, ha trascinato Ferru per una lunga discesa di decine di metri, un urto continuo contro ostacoli naturali che non ha lasciato alcuna possibilità di sopravvivenza.
I soccorsi e la constatazione del decesso
Allertati i soccorsi, l’intervento del personale specializzato è stato immediato, supportato anche dall’impiego di un elicottero proveniente da Treviso per raggiungere più celermente la zona impervia dell’incidente. L’operazione di recupero, tuttavia, si è risolta in una constatazione di morte: le ferite riportate da Massimiliano Ferru, in particolare alle regioni della testa e dell’addome, erano di tale gravità da risultare incompatibili con la vita già al momento dell’arrivo dei soccorritori. I due uomini, partiti in mattinata per la loro ascensione attraverso il Vajo Diagonale e intenti a fare ritorno proprio attraverso il canalone del Gabele, si sono trovati di fronte a un pericolo che, nonostante l’esperienza, si è manifestato con rapidità ineluttabile.
Il profilo della vittima e il vuoto nel mondo del lavoro
La scomparsa di Massimiliano Ferru, che aveva da poco compiuto 49 anni ed era residente nella zona di Mestre, lascia un vuoto profondo nella sua famiglia – una moglie e dei figli – e nel suo ambito professionale. Impiegato presso la società di trasporti Alilaguna, dove avrebbe dovuto rientrare in servizio pochi giorni dopo la fatidica escursione, Ferru viene descritto dai colleghi come una persona dal carattere meticoloso e rigoroso, le cui doti di precisione e puntualità avevano contribuito, secondo quanto si racconta, a innalzare gli standard operativi all’interno dell’azienda. La sua morte interrompe bruscamente non solo una vita privata ma anche un percorso lavorativo caratterizzato da dedizione e serietà.
La dinamica dell’incidente e la fragilità in montagna
La ricostruzione dei fatti, basata sulla testimonianza diretta del sopravvissuto, delinea una dinamica tanto semplice quanto drammatica, comune purtroppo a molti incidenti in ambiente alpino durante la stagione invernale. Il distacco di una lastra di neve, elemento spesso subdolo e difficile da valutare in tutta la sua pericolosità anche da escursionisti esperti, ha generato la valanga che ha colpito Ferru. L’impatto iniziale e il successivo trasporto in valle, con il susseguirsi di urti contro rocce e tronchi d’albero durante la caduta, spiegano l’entità dei traumi subiti. L’episodio, che si inserisce nella cronaca nera della montagna, sottolinea ancora una volta come gli elementi naturali, in certe condizioni, possano ribaltare in un attimo la sicurezza di una giornata dedicata alla passione per la montagna.




