Trump rilancia sui dazi: "Dividendo per i meno abbienti", ma la Corte frena

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre le borse europee riaprono in rialzo, Donald Trump insiste sui presunti benefici della sua politica commerciale protezionista. Prima di lasciare il suo golf club nel New Jersey, il presidente degli Stati Uniti ha ribadito ai giornalisti che i dazi imposti ai partner internazionali potrebbero trasformarsi in un “dividendo” per i cittadini americani, in particolare per quelli a reddito medio e basso. "Potremmo distribuire qualcosa sia alle persone con un reddito medio che a quelle con un reddito basso", ha affermato, senza però chiarire i meccanismi operativi di questa redistribuzione.

Finora, stando ai dati del Tesoro citati dal New York Times, l’amministrazione Trump ha incassato 152 miliardi di dollari grazie ai dazi, una cifra che raddoppia gli introiti dello stesso periodo nel 2024. Ma se i mercati sembrano reagire positivamente, gli esperti mettono in guardia sui rischi per l’economia statunitense. Jim Lucier, co-fondatore di Capital Alpha Partners, ha sottolineato durante un’analisi con Ed Yardeni, stratega di Yardeni Research, che la politica tariffaria di Trump poggia su basi giuridiche fragili.

Proprio su questo fronte, una sezione della corte federale d’appello ha espresso scetticismo riguardo alla legittimità dei dazi, respingendo l’argomentazione della Casa Bianca secondo cui una legge del 1977 – concepita per sanzionare nemici o congelarne i beni – autorizzerebbe il presidente a imporre barriere commerciali unilaterali. La disputa, indipendentemente dall’esito in appello, sembra destinata a finire sotto scrutinio della Corte Suprema.

Intanto, Trump alterna due linee narrative: da un lato sostiene che il gettito dei dazi servirà a ridurre il debito pubblico, dall’altro promette un alleggerimento del carico fiscale per le fasce più deboli. Ma molti osservatori, compresi alcuni media americani, avvertono che il vero costo di queste misure potrebbe ricadere proprio sui contribuenti statunitensi, se le ritorsioni commerciali danneggeranno le esportazioni o aumenteranno i prezzi al consumo.

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