Capodanno 2026, la corsa all'ultimo acquisto: aperture a macchia di leopardo per i supermercati
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Con l'approssimarsi del tradizionale cenone, l'organizzazione della spesa si trasforma, per molti, in una corsa contro il tempo, un tentativo di colmare quell'ultimo vuoto in dispensa che rischia di compromettere la perfezione della tavola imbandita. Se da un lato, infatti, la sera del 31 dicembre la maggior parte dei punti vendita osserva orari ordinari, seppur con possibili chiusure anticipate per consentire ai dipendenti di raggiungere i propri cari, la situazione muta radicalmente con l'arrivo del nuovo anno. Il primo gennaio, che quest'anno cade di giovedì, si configura come una giornata di chiusura generalizzata, una barriera commerciale che costringe i consumatori a un'attenta pianificazione, soprattutto per chi, oltre al veglione, deve pensare anche al pranzo del primo dell'anno.
Il quadro regionale: uno scenario frammentato
La geografia delle aperture, come spesso accade in queste ricorrenze, appare estremamente disomogenea, lasciando ai clienti la necessità di informarsi scrupolosamente sulla situazione locale. Nelle Marche, ad esempio, le possibilità di fare acquisti dopo il veglione di San Silvestro sono descritte come ridotte "al lumicino", con la stragrande maggioranza degli esercizi, inclusi supermercati e ipermercati, che rimarranno chiusi. Una tendenza che, sebbene non assoluta, delinea un panorama fortemente restrittivo, spingendo chi ha esigenze particolari a muoversi con notevole anticipo, per non trovarsi impreparato di fronte a scaffali irraggiungibili.
Il caso emblematico di Bologna e delle grandi catene
La città di Bologna offre un esempio chiaro di questa tendenza alla serrata festiva, con i suoi supermercati che, dopo aver chiuso in anticipo la vigilia, manterranno le serrande abbassate per l'intera giornata del primo gennaio. Una scelta, quella della chiusura, che accomuna i principali attori della grande distribuzione: dai punti vendita Coop a quelli di Esselunga, passando per Lidl, Pam, Despar, Conad e Aldi. Quest'ultimi, che pure avevano garantito un servizio nel giorno di Santo Stefano, si allineano alla pausa obbligata, lasciando la città in un silenzio commerciale che verrà interrotto solo a partire da venerdì 2 gennaio, data della riapertura uniforme.
Tra emergenze e nuove abitudini
Al di là delle necessità dettate dall'improvvisazione o dalla dimenticanza, il fenomeno delle aperture capodannesche intercetta anche un mutamento nelle abitudini delle persone, alcune delle quali cercano, proprio in quel giorno, una fuga dalla dimensione domestica. Se per molti il primo dell'anno è infatti dedicato al riposo e al consumo degli avanzi della festa, per altri rappresenta un momento da vivere al di fuori delle mura di casa, magari approfittando di quei pochi esercizi aperti per un caffè o una passeggiata in un centro commerciale. Una domanda di normalità, per così dire, che si scontra però con un'offerta fortemente limitata, costringendo a una scelta tra il fai-da-te casalingo e la paziente attesa del giorno successivo.




