Gaza, spari dell’Idf su folla in cerca di cibo: feriti a Khan Younis tra ospedali al collasso
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Redazione Esteri
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Sabato 19 luglio, mentre decine di palestinesi si radunavano nei pressi di un centro di distribuzione alimentare a sud di Gaza, sostenuto da Stati Uniti e Israele, i soldati israeliani hanno aperto il fuoco. Secondo i testimoni e i medici dell’ospedale Nasser di Khan Younis, almeno 32 persone sono morte, mentre i feriti, trasportati in condizioni disperate, vengono curati a terra per la mancanza di letti e attrezzature.
L’esercito israeliano, pur ammettendo di aver sparato, ha definito i colpi «di avvertimento», sostenendo che alcuni individui «sospetti» si erano avvicinati in modo minaccioso. L’episodio sarebbe avvenuto mentre il centro, gestito dalla Gaza Humanitarian Foundation, era chiuso. Le versioni divergono: fonti locali, citate da Al Jazeera, parlano di un attacco indiscriminato, mentre l’Idf nega ogni responsabilità diretta per le vittime.
Intanto, a Rafah, nuovi raid israeliani avrebbero provocato almeno 50 morti, secondo i resoconti degli operatori sanitari. Il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha condannato senza mezzi termini «la strage di civili», aggiungendo un monito contro gli attacchi ai luoghi di culto.
La situazione negli ospedali della striscia, già al limite per mesi, è diventata insostenibile. Al Nasser, dove i generatori funzionano a intermittenza e i farmaci scarseggiano, i chirurghi lavorano senza sosta, mentre i corridoi si riempiono di corpi e parenti in attesa. Le organizzazioni umanitarie denunciano da tempo il blocco degli aiuti, che rende ancora più drammatica la carenza di generi di prima necessità.




