Rapine a mano armata colpiscono due tabaccherie di Ferrara, un modus operandi inquietante si ripete

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La serata di lunedì, mentre era immersa in una conversazione leggera con le amiche durante una diretta su TikTok, è stata bruscamente interrotta per la titolare della tabaccheria "Elena", nel quartiere San Giorgio di Ferrara. Un uomo, il volto a tratti scoperto, ha varcato la soglia dell'esercizio in via Ravenna brandendo una pistola e, con minacce esplicite, ha costretto la commerciante a consegnargli l'intero incasso della giornata. La donna, comprensibilmente terrorizzata, ha obbedito senza esitazione, una scelta dettata dall'istinto di preservare la propria incolumità di fronte a una violenza così diretta e improvvisa. Quella che doveva essere un momento di svago si è così trasformato in un trauma, con l'uomo che, dopo aver messo a segno il colpo, è fuggito rapidamente lasciandosi alle spalle il panico e un registro di cassa svuotato.

Il copione si ripete a distanza di pochi giorni

A soli tre giorni di distanza, un episodio dalle dinamiche sinistramente simili ha scosso un'altra zona della città, dimostrando come quel primo caso non fosse un evento isolato. Nella serata di giovedì, infatti, un altro soggetto ha fatto irruzione nella tabaccheria Macchi di via Bologna, questa volta nelle immediate vicinanze del passaggio a livello. Anche in questo frangente, l'assalitore ha agito mostrando quello che ai testimoni è parso essere un'arma corta, sebbene le indagini dei Carabinieri debbano ancora accertarne definitivamente la natura, valutando se si trattasse di un vero strumento di offesa o di un pericoloso oggetto simulacro. Il copione, purtroppo, è stato identico: la minaccia, la richiesta di denaro e la fuga dopo il bottino.

Il racconto della paura dopo l'aggressione

A ripercorrere quegli attimi concitati è Beatrice Macchi, la titolare del secondo esercizio colpito, che il giorno dopo fatica a riordinare i pensieri. «Sono ancora sotto choc, ho avuto tanta paura», confessa, descrivendo la solitudine di quel momento preciso, poiché il marito era uscito da poco lasciandola sola in negozio. L'uomo, che indossava una caratteristica berretta di lana e aveva una carnagione chiara, ha puntato l'arma verso di lei, un'immagine che le si è impressa nella mente. «Mi ha puntato la pistola in faccia e gli ho dato tutti i soldi in cassa», racconta senza giri di parole, sottolineando come di fronte a una simile evenienza non ci sia spazio per esitazioni o eroismi, ma solo per l'impellente necessità di uscire vive da una situazione di estremo pericolo.

Le indagini per ricostruire la sequenza degli eventi

Gli investigatori, ora, si trovano a dover esaminare con la massima attenzione le analogie tra i due fatti delittuosi, verificatisi entrambi nell'orario serale e con un modus operandi che sembra ricalcare lo stesso schema minaccioso. Le forze dell'ordine, sulle cui attività non vengono divulgati dettagli operativi per non comprometterne l'esito, stanno cercando di ricostruire l'esatta dinamica delle rapine e di identificare i responsabili, analizzando ogni elemento a disposizione, da quelli raccolti sul posto a quelli forniti dalle vittime. La città, intanto, registra con preoccupazione questo inasprimento della criminalità predatoria, che colpisce esercizi commerciali apparentemente tranquilli trasformandoli, da un momento all'altro, nel teatro di esperienze violente e traumatiche.

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