Migrante tunisino trovato morto in auto sul traghetto Tunisi-Palermo, arrestata la proprietaria
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Redazione Interno
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È una traversata che doveva rimanere segreta, quella compiuta da un venticinquenne tunisino all'interno di un'Audi A4 imbarcata sul traghetto di linea partito da Tunisi e diretto a Palermo, e che si è invece conclusa con il ritrovamento del suo corpo senza vita nella vettura, una volta che la nave è giunta in porto. La proprietaria dell'automobile, una giovane connazionale della vittima, ha fatto la macabra scoperta e ha subito avvertito il personale di bordo, che ha allertato la polizia marittima, in attesa al molo del capoluogo siciliano per i primi accertamenti del caso.
La donna, una studentessa di ingegneria di 22 anni iscritta all'Università di Firenze ma residente a Pisa, è stata poi fermata con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e trasferita nel carcere di Pagliarelli, dove resta in attesa dell'interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari.
Il viaggio e il ritrovamento
Il traghetto che collega la Tunisia alla Sicilia ha così trasportato, insieme ai passeggeri e ai mezzi imbarcati, il corpo di un ragazzo privo di documenti, nascosto in un vano ricavato sotto i sedili posteriori dell'auto, un'operazione che rivela una pianificazione accurata e la volontà di eludere i controlli di frontiera. Secondo le prime ricostruzioni, il giovane sarebbe rimasto chiuso nello scompartimento per l'intera durata della traversata, e la scoperta della sua morte è avvenuta solo a poca distanza dall'arrivo.
La Procura di Palermo, che ha delegato le indagini alla sezione Immigrazione della squadra mobile, ha disposto l'autopsia sul corpo del venticinquenne, un esame che si terrà all'Istituto di medicina legale del Policlinico e che dovrà chiarire le cause del decesso, avvenuto in circostanze ancora da accertare. Il medico legale, presente al porto per un primo sopralluogo, ha potuto constatare solo l'assenza di ferite evidenti, lasciando aperte diverse ipotesi, da un malore improvviso alle conseguenze delle condizioni estreme in cui il ragazzo ha viaggiato.
La posizione della studentessa e le indagini
La 22enne fermata, incensurata e lontana dal profilo del trafficante di esseri umani, ha fornito la propria versione agli investigatori, raccontando di essere stata avvicinata a Pisa da un altro tunisino che l'aveva aiutata in un momento di difficoltà, e che in cambio di quella cortesia le avrebbe chiesto di organizzare il viaggio di un connazionale di cui ignorava l'identità.
La ragazza avrebbe acconsentito, senza fare troppe domande, come segno di riconoscenza, e a Tunisi avrebbe preso a noleggio l'Audi A6 – alcune fonti parlano di una A4 – nella quale era già stato predisposto il vano per nascondere il passeggero clandestino. Secondo quanto emerso, la studentessa avrebbe affermato di aver avuto paura durante il viaggio, e di non aver saputo come gestire la situazione quando si è accorta che il giovane era morto.
Il punto centrale dell'indagine, coordinata dalla Procura, è ora stabilire il reale grado di consapevolezza e coinvolgimento della donna, e se il suo comportamento possa configurare il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, o se si sia trattato di un gesto dettato da un legame personale.
Gli inquirenti stanno vagliando le dichiarazioni della giovane, e a fare chiarezza potrebbero contribuire i telefoni cellulari sequestrati, sia alla studentessa che alla vittima, che potrebbero contenere contatti, messaggi e informazioni utili a ricostruire la trama di questo viaggio della speranza destinato a concludersi in tragedia nel cuore di un traghetto diretto a Palermo.
Il cellulare del ragazzo, in particolare, potrebbe rivelare con chi fosse in contatto e quali fossero i suoi piani una volta arrivato in Italia, forse diretto a Civitavecchia, come alcune indiscrezioni lasciano intendere.
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