Caos nei cieli, voli cancellati sale a 18mila mentre il turismo perde 6,4 milioni
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Redazione Esteri
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Il cielo sul Medio Oriente, crocevia obbligato per i flussi intercontinentali che legano l’Occidente all’Asia, si è fatto improvvisamente deserto. A quattro giorni dall’inizio dell’offensiva congiunta di Israele e Stati Uniti contro l’Iran, la risposta di Teheran, materializzatasi in un lancio massiccio di missili balistici e droni – si parla di oltre 770 ordigni solo nella prima fase -4 – ha costretto le autorità aeronautiche di mezza regione a chiudere gli spazi aerei, trasformando di fatto gli hub del Golfo, quelli che Emirates, Qatar Airways ed Etihad avevano trasformato in templi del lusso e della connettività globale, in trappole dorate per centinaia di migliaia di viaggiatori. Il bilancio, aggiornato all’ultimo monitoraggio della società di analisi Cirium, parla chiaro: i voli cancellati in arrivo e in partenza dall’area hanno raggiunto quota 18mila, un balzo in avanti significativo rispetto ai 12.900 registrati solo ventiquattr’ore prima, una cifra che rappresenta ben più della metà – circa il 54% – del traffico programmato. Un blocco che non risparmia nessuno, dai vettori europei come la tedesca Lufthansa, che ha sospeso i collegamenti fino all’8 marzo evitando addirittura il sorvolo di nazioni come Israele, Giordania e Kuwait -5, fino ai giganti americani e asiatici, tutti costretti a ridisegnare le proprie rotte o, più semplicemente, a cancellarle.
L’assedio missilistico e l’effetto domino sugli aeroporti del Golfo
La decisione di sospendere le operazioni non è stata presa a cuor leggero, ma è apparsa come l’unica strada percorribile di fronte all’evidenza di un attacco diretto. Le difese anti-missile dei paesi del Golfo, in particolare quelle degli Emirati Arabi Uniti, sono state messe a dura prova: Abu Dhabi e Dubai, solitamente vetrine scintillanti di normalità e sicurezza, si sono ritrovate nel mirino. Fonti di stampa internazionale hanno riferito di danni collaterali, con schegge di droni abbattuti dai sistemi Patriot – il cui costo di intercettazione, tra l’altro, raggiunge cifre astronomiche, nell’ordine di diversi milioni di dollari a missile -4 – che sono cadute in aree urbane, ferendo alcuni residenti e seminando il panico tra una popolazione di espatriati non abituata a sirene o rifugi. L’Autorità Nazionale per la Gestione delle Emergenze, tramite un messaggio sul canale X, ha invitato la popolazione a ripararsi in luogo sicuro, confermando la gravità del momento. E così, mentre i caccia intercettori solcavano i cieli, i giganti del trasporto aereo come British Airways e KLM hanno dovuto prendere atto dell’impossibilità di operare, cancellando i voli verso scali chiave come Doha, Manama e lo stesso Abu Dhabi.
Il contraccolpo economico sul turismo organizzato e le stime delle perdite
Oltre al caos logistico immediato, che tiene migliaia di passeggeri in una sorta di limbo fatto di attese in aeroporto o in hotel, l’ombra del conflitto si allunga minacciosa sul settore economico del turismo. Le agenzie di viaggio italiane, attraverso la stima diffusa da Assoviaggi Confesercenti e dal Centro Studi Turistici di Firenze, fanno i conti con una emorragia di prenotazioni che rischia di prosciugare un mercato, quello verso i paesi del Golfo, in forte espansione. Si calcola che, nell’arco dei prossimi trenta giorni, potrebbero saltare circa 3.500 pacchetti viaggio e servizi turistici, una stima che si traduce in un buco di oltre 6,4 milioni di euro di mancati introiti. Una perdita secca che deriva tanto dalle cancellazioni immediate di chi aveva già un viaggio programmato, quanto dal blocco delle nuove prenotazioni, congelate dall’incertezza e dalla paura. Un impatto non indifferente, se si considera che ogni anno sono oltre 610mila gli italiani che scelgono mete come gli Emirati, la Giordania o l’Arabia Saudita, e una parte di loro – circa 60mila – si affida proprio ai tour operator per organizzare il soggiorno.
Le difficoltà dei vettori e il nodo dei rimborsi per i passeggeri bloccati
Sul piano operativo, le compagnie aeree stanno affrontando una sfida titanica. Non si tratta solo di rimpatriare i propri cittadini o di riproteggere i viaggiatori in transito, ma anche di gestire un rincaro dei costi – basti pensare al carburante aggiuntivo per le rotte deviate che ora aggirano le zone interdetteragginando sul Mar Rosso o sull’Arabia Saudita – che mette a dura prova i bilanci. Per i passeggeri, la situazione è complessa: in caso di cancellazione, il diritto al rimborso o a un volo alternativo è garantito, ma trattandosi di circostanze straordinarie legate a un conflitto, non sono previsti indennizzi aggiuntivi. In questo quadro di incertezza, le autorità di Dubai, nel tentativo di tamponare l’emergenza, hanno fatto appello alle strutture alberghiere affinché forniscano tutto il supporto necessario ai turisti rimasti bloccati -2, mentre i vettori continuano a monitorare l’evolversi di una crisi che, giorno dopo giorno, riscrive le mappe del trasporto aereo globale.




