Shutdown Usa, caos nei cieli: cancellati 1.700 voli in un giorno

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il sistema del traffico aereo statunitense, uno dei più complessi al mondo, sta mostrando le prime, evidenti crepe a causa del prolungato shutdown, la chiusura delle attività amministrative federali che tiene in ostaggio il Paese. Durante il primo giorno di applicazione di una riduzione del quattro percento dell’attività, ben quaranta scali hanno registrato disagi significativi, con oltre millesettecento voli interni cancellati e circa trentadue torri di controllo che hanno dovuto far fronte a una carenza di personale, un elemento, quest’ultimo, che incide direttamente sulla sicurezza delle operazioni. Sean Duffy, segretario ai Trasporti, ha confermato la gravità dello scenario in un’intervista, delineando un progressivo peggioramento che, senza un intervento risolutivo del Congresso, potrebbe portare a uno stop di un quinto dei collegamenti aerei nazionali.

Un assaggio del caos

Quella di venerdì sette novembre, una data che rischia di diventare simbolica, è stata soltanto la prima avvisaglia di un potenziale collasso. Le cancellazioni, che hanno superato ampiamente la soglia del migliaio in poche ore, hanno lasciato a terra migliaia di passeggeri, i quali, loro malgrado, stanno sperimentando sulla propria pelle gli effetti di una paralisi politica che si trascina da settimane. Il fenomeno, del resto, non è isolato: lo shutdown, meccanismo previsto dall'Antideficiency Act, si innesca quando il Congresso non trova un accordo per il rifinanziamento delle agenzie federali, costringendo al blocco dei servizi non essenziali e al non pagamento degli stipendi per centinaia di migliaia di dipendenti pubblici, tra cui, appunto, controllori di volo e personale della sicurezza aeroportuale.

La prospettiva di un aggravio imminente

Le previsioni del segretario Duffy non lasciano spazio a ottimismo, poiché la prossima settimana è atteso un incremento della riduzione del traffico fino al dieci percento, una percentuale che, se confermata, moltiplicherebbe esponenzialmente i disagi attuali. Il fine settimana si prospetta dunque come un banco di prova decisivo, un vero e proprio countdown durante il quale il Senato è chiamato a compiere un passo decisivo per sbloccare la situazione e scongiurare l’ipotesi, finora considerata estrema, di un taglio del venti percento dei voli. Un simile scenario, oltre a paralizzare gli spostamenti interni, avrebbe ripercussioni inevitabili anche sui voli transatlantici, minacciando di estendere l’onda d’urto del caos americano anche ai cieli europei.

Le radici di una crisi annunciata

Sebbene lo shutdown sia uno strumento ricorrente nella storia politica degli Stati Uniti, l’attuale stallo sta battendo ogni record di durata, trasformandosi da braccio di ferro istituzionale in un’emergenza concreta che sta erodendo servizi fondamentali. La mancanza di retribuzioni per il personale tecnico-operativo degli aeroporti, che pure in molti casi continua a lavorare senza percepire lo stipendio, introduce un elemento di profonda instabilità in un sistema che per sua natura richiede standard elevatissimi di efficienza e affidabilità. Il dato delle trentadue torri di controllo in difficoltà, di per sé allarmante, rappresenta soltanto la punta di un iceberg i cui volumi, come ha avvertito Duffy, sono destinati ad aumentare in maniera proporzionale al protrarsi dell’impasse a Capitol Hill.

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