Rottamazione quinquies: il fisco prepara la rateizzazione a 96 rate
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Redazione Economia
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Mentre al ministero dell’Economia proseguono, in vista della prossima legge di Bilancio, i tavoli tecnici dedicati al Documento programmatico di finanza pubblica, prendono forma i contorni della cosiddetta rottamazione quinquies. L’iniziativa, che rappresenta il quinto capitolo di una serie di interventi mirati a sanare i debiti tributari, si sta delineando in un contesto economico particolarmente complesso, segnato da una crescita del Pil stagnante e da un’inflazione che continua a erodere il potere d’acquisto.
Il piano di rateizzazione fino a 96 rate
Il piano originario, che prevedeva una dilazione massima fino a 120 rate, subirà un inevitabile ridimensionamento: l’orientamento che prevale tra gli esperti è quello di fissare il tetto a 96 rate, corrispondenti a un periodo di otto anni. La modalità di restituzione, che si articolerà attraverso un calendario di pagamento non rigido, verrà modulata con attenzione, tenendo conto dell’importo complessivo della cartella e della situazione economica del contribuente.
Flessibilità e soglie minime di pagamento
L’architettura del provvedimento, il quale dovrebbe essere implementato proprio con il prossimo disegno di legge di stabilità, mira a conciliare le esigenze di gettito dell’erario con la sostenibilità dei versamenti per i cittadini. L’intenzione è di diversificare il piano di rientro, stabilendo che le singole rate non possano essere inferioro a cinquanta euro; una soglia minima, questa, che lascia intendere come si voglia accelerare il recupero dei crediti di minore entità, accorciando i tempi per quelli di importo più contenuto. La flessibilità costituisce il cardine di un’operazione che deve fare i conti con una platea di destinatari estremamente eterogenea.
Lo scenario dopo il concordato preventivo
Sullo sfondo di queste trattative, la finanza pubblica non riceve quel sollievo significativo che ci si sarebbe potuti attendere da altri strumenti, come il concordato preventivo biennale la cui fase di adesioni si è da poco conclusa. Le prime stime, diffuse da addetti ai lavori, parlano di un tasso di partecipazione fermo intorno a una percentuale del dieci per cento della platea potenziale. Un risultato al di sotto delle aspettative, che contribuisce a rendere ancora più urgente la definizione di una misura alternativa.
La ricerca di un equilibrio
Il lavoro degli uffici ministeriali, pertanto, si concentra ora sull’affinamento dei dettagli operativi, cercando di trovare un punto di equilibrio tra le diverse istanze in campo. La scelta di non adottare un approccio uniforme, bensì di calibrare le rate in base alla capacità contributiva, rappresenta un tentativo di rendere lo strumento accessibile a molti, offrendo al contempo alle casse dello stato un afflusso di risorse programmato e duraturo.




