Saab presenta il Bolide 2, un nuovo missile per il sistema antiaereo Rbs 70 Ng
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Redazione Esteri
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Nell’impianto svedese di Karlskoga, dove la tecnologia militare si fonde con l’ingegneria di precisione, Saab ha scelto i primi giorni di maggio per rimuovere i teli dal Bolide 2, l’ultima evoluzione – se così si può definire, data la portata delle modifiche – del sistema missilistico a corto raggio Rbs 70. L’annuncio, arrivato in un momento in cui gli stati maggiori dei vari eserciti sono chiamati a un delicato bilanciamento tra la spinta verso soluzioni portatili sempre più letali e l’urgenza di mantenere una produzione industriale rapida, non ha colto di sorpresa gli analisti del settore, ma ha comunque segnato un punto di svolta per la piattaforma. Il nuovo vettore, infatti, non rappresenta un semplice restyling, bensì un salto qualitativo: diventerà la munizione standard per l’Rbs 70 Ng, soppiantando di fatto le precedenti generazioni, con un calendario che prevede l’avvio della pre-produzione nell’autunno del 2026 e le prime consegne già nel secondo trimestre del 2027.
Un salto di qualità nella potenza di fuoco
Ciò che distingue il Bolide 2 dal suo predecessore – e qui sta il cuore tecnico della novità – è la testata, ridisegnata per offrire dimensioni maggiori e prestazioni in fase di volo terminale decisamente superiori; un miglioramento, questo, che è stato reso possibile grazie alla miniaturizzazione dei componenti elettronici interni. Tale processo ha liberato lo spazio necessario per ospitare una carica più potente, il cui involucro è ora realizzato in alluminio anziché in acciaio. La scelta del materiale non è casuale: la minore densità permette di mantenere inalterato il peso complessivo del missile (e quindi la sua cinematica), ospitando al contempo il 50% di esplosivo in più e quasi il 40% di frammenti aggiuntivi rispetto alla versione originale. Lo si potrebbe definire un concentrato di potenza, capace di creare una zona d’impatto più “densa” senza allargarne il raggio, una caratteristica che incrementa la letalità contro bersagli corazzati come gli elicotteri d’attacco, senza tralasciare una capacità secondaria di ingaggio contro obiettivi terrestri leggeri.
Guida laser e compatibilità con il passato
Nonostante le profonde innovazioni nell’architettura interna – che includono un nuovo sistema di navigazione inerziale e un motore aggiornato per migliorare la manovrabilità alle alte quote – il Bolide 2 mantiene l’approccio alla guida che ha reso celebre la famiglia Rbs 70. Il sistema conserva, infatti, il metodo “Laser Beam Riding” (guida su fascio laser), una scelta tecnica che rende il missile intrinsecamente immune a disturbi e contromisure elettroniche come i flare o il jamming, dato che non esiste un sensore autonomo da ingannare. L’operatore deve mantenere il puntamento sul bersaglio fino all’impatto, il che richiede un addestramento specifico ma garantisce un’affidabilità che pochi altri sistemi “fire-and-forget” possono eguagliare in scenari saturi di guerra elettronica. Inoltre, e questo è un dettaglio cruciale per gli Stati che già possiedono la piattaforma, il nuovo missile mantiene la retrocompatibilità con i lanciatori delle generazioni precedenti, permettendo un aggiornamento della potenza di fuoco senza dover sostituire l’intero parco mezzi.
La sfida delle consegne e del contesto industriale
La presentazione, avvenuta durante un briefing riservato a pochi addetti ai lavori nella sede di Saab Dynamics, ha visto gli ingegneri della casa svedese sottolineare anche la nuova architettura modulare del Bolide 2. Un design, questo, che non è soltanto un vezzo estetico o funzionale immediato, ma una scelta strategica: consente aggiornamenti futuri senza dover rivoluzionare l’intero missile, adattandosi a quelle minacce aeree che, si sa, evolvono rapidamente. Con un raggio d’ingaggio che arriva a 9 chilometri e una copertura di quota fino a 5 mila metri (un valore che lo mantiene competitivo nella categoria a corto raggio), il missile punta a rispondere alla crescente domanda di sistemi antiaerei portatili e veicolari. La transizione dalla pre-produzione alla piena capacità operativa avverrà quindi nell’arco dei prossimi mesi, segnando l’inizio di una nuova fase per uno dei sistemi più longevi del panorama NATO.




