Gassmann e la piazza che i media non si aspettavano
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Redazione Interno
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Alessandro Gassmann, con un tono pacato ma risoluto, è intervenuto nel dibattito pubblico sulla guerra a Gaza attraverso un video pubblicato sul suo profilo Instagram. L’attore, esprimendo la propria costernazione per quanto sta accadendo, ha affermato senza mezzi termini che «si è superato il limite, si è persa l'umanità», lanciando un appello ai governi perché intervengano. Le sue parole, che si inseriscono in un coro di voci note del mondo dello spettacolo – da Vasco Rossi a Elisa, da Ambra Angiolini a Giorgia – hanno sottolineato come la reazione a queste atrocità sia ormai trasversale e profondamente sentita. Gassmann, nel commentare le immense manifestazioni di piazza che hanno attraversato l’Italia, ha voluto anche isolare gli episodi di tensione, come quello verificatosi alla stazione di Milano, definendo i responsabili nient’altro che «pochi imbecilli» il cui unico scopo era quello di offuscare una protesta altrimenti straordinariamente pacifica.
Quella che si è vista ieri a Bologna, per citare un esempio emblematico, è stata una mobilitazione di proporzioni inedite degli ultimi vent’anni. Le stime, come spesso accade, sono divergenti – la questura parlava di diecimila persone, gli organizzatori di cinquantamila – ma il dato incontrovertibile è che per le vie del centro hanno sfilato decine di migliaia di cittadini, probabilmente tra i trenta e i quarantamila. Un fiume di persone accomunate dalla richiesta di un immediato cessate-il-fuoco e dalla condanna senza appello per il massacro della popolazione civile a Gaza. Per comprendere una partecipazione così massiccia, bisogna fare un salto indietro fino al 2003, quando le piazze italiane si riempirono per protestare contro l’invasione americana dell’Iraq. La città, del resto, era già paralizzata dallo sciopero indetto dai sindacati di base, il quale aveva determinato la chiusura delle scuole e creato notevoli disagi alla circolazione dei trasporti pubblici.
Quello che emerge, al di là dei numeri, è un sentire popolare che pare aver sorpreso i grandi mezzi di informazione. C’è chi, come l’autore di questo articolo, da due anni percorre la penisola su invito di comitati per la pace, toccando oratori, scuole e sale di piccoli centri, a volte improbabili, e ha potuto constatare direttamente come l’«Italia della Pace» sia una realtà maggioritaria, sebbene spesso priva di un’adeguata cassa di risonanza mediatica. Le manifestazioni di ieri, in questo senso, non fanno che confermare un divario ormai palese: quello tra un sistema dell’informazione che spesso vive in simbiosi con le logiche della politica e del potere, e un Paese reale che invece chiede con forza di essere ascoltato su temi di così cruciale importanza.




