La manovra 2026 e l'oro della Banca d'Italia, tra emendamenti e questioni giuridiche

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nell'intricato labirinto della manovra economica per il 2026, un emendamento presentato da Lucio Malan, esponente di Fratelli d'Italia, ha superato il vaglio dell'inammissibilità, proponendo una modifica destinata a far discutere. La proposta, che si inserisce in una selva di cifre e commi, stabilisce che le riserve auree, che la Banca d'Italia custodisce e iscrive nel proprio bilancio come attività, diventino proprietà diretta dello Stato «in nome del Popolo italiano». Questo passaggio, che tocca un tema di grande delicatezza finanziaria e simbolica, si scontra con una qualifica giuridica consolidata, secondo la quale tali riserve non sono formalmente considerate patrimonio disponibile dello Stato, nonostante la loro evidente rilevanza pubblica.

Il contesto internazionale della mossa

L'iniziativa parlamentare non avviene in un vuoto politico, né tantomeno è un caso isolato nel panorama globale. Mentre a Roma si discute della proprietà giuridica dei lingotti, nel resto del mondo è in corso da tempo un processo che gli analisti definiscono di ‘Rotazione’. Le banche centrali, infatti, stanno progressivamente sostituendo la fiducia nel dollaro, la cui stabilità appare sempre più precaria, con la certezza tangibile del metallo fisico. Un cambiamento di paradigma, questo, che ha trovato un potente acceleratore nel 2022, in seguito all'invasione dell'Ucraina: quando Stati Uniti e Unione Europea congelarono circa 300 miliardi di dollari di riserve della Banca Centrale Russa, detenuti in titoli occidentali, fu chiaro a molti che possedere riserve in valuta estera non offre le stesse garanzie di sovranità che offre l'oro fisico, il cui controllo rimane inalterato indipendentemente dalle relazioni diplomatiche.

Le riflessioni sull'emendamento e il precedente Fazio

Le cronache riportano riflessioni secondo le quali l'emendamento, che qualifica le riserve come «detenute e gestite dalla Banca d'Italia», potrebbe essere mirato a portare in un futuro, più o meno prossimo, le riserve stesse nel bilancio dello Stato, al quale, secondo il testo, «appartengono». Una formula, quest'ultima, che viene considerata molto discutibile da diversi giuristi ed economisti, poiché sovverte un assetto giuridico di lungo periodo. La domanda sulla fattibilità di un simile trasferimento non è nuova, e riporta alla memoria le posizioni espresse anni fa da un ex governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, il quale si era già pronunciato sulla complessità e sulle implicazioni di un'operazione del genere, sottolineandone i non semplici risvolti tecnici e la necessità di un'attenta valutazione sotto il profilo della stabilità finanziaria.

Il percorso in commissione Bilancio

Tra i molti emendamenti presentati, la presidenza della commissione Bilancio della Camera ne ha dichiarati ammissibili alcuni, respingendone oltre centocinque. Tra quelli che hanno superato il filtro, spicca proprio l'emendamento 1.1 di Fratelli d'Italia, che insiste sul concetto di un'appartenenza delle riserve auree allo Stato. Questo percorso istituzionale, sebbene ancora in una fase preliminare, segnala l'intenzione di aprire un dibattito di fondo su chi sia il legittimo proprietario di un bene così cospicuo e strategico, un dibattito che va al di là delle mere questioni contabili per investire il tema, più ampio, della sovranità economica nazionale in un'epoca di grandi trasformazioni geopolitiche.

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