Trump e i dazi sul cinema: Hollywood tra protezionismo e produzione globale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’annuncio di Donald Trump di voler imporre un dazio del 100% sui film prodotti all’estero ha scatenato reazioni contrastanti, non solo negli Stati Uniti ma anche tra i partner commerciali che da anni collaborano con l’industria cinematografica americana. Sebbene molti dubitino che la misura possa essere applicata senza conseguenze gravi, il messaggio politico è chiaro: l’amministrazione Trump intende riportare in patria un settore che, da sempre, rappresenta uno degli strumenti più potenti di influenza culturale.

Hollywood, già alle prese con una crisi strutturale legata al calo degli incassi e alla concorrenza delle piattaforme streaming, si trova ora costretta a fare i conti con una nuova minaccia. La proposta, che rientra in una strategia protezionistica più ampia, rischia di penalizzare non solo le produzioni internazionali ma anche quelle statunitensi che, per ragioni di budget o esigenze narrative, scelgono di girare all’estero. L’Italia, con i suoi incentivi fiscali e le location iconiche, è tra i Paesi che potrebbero subire gli effetti più immediati.

Proprio mentre Trump minaccia di blindare il mercato interno, Cinecittà continua a essere una meta privilegiata per i grandi studi americani, attratti non solo dai paesaggi ma anche dai vantaggi economici. Se da un lato il governo italiano punta a consolidare il ruolo del Paese come hub cinematografico, dall’altro l’eventuale introduzione dei dazi potrebbe costringere molte produzioni a rivedere i piani. Mel Gibson, che ha in programma di girare il sequel de La passione di Cristo tra Matera e altri set italiani, si troverebbe di fronte a un aumento dei costi difficilmente sostenibile.

La protesta, intanto, si è estesa oltreoceano, arrivando a lambire il festival di Cannes, dove registi e produttori hanno espresso preoccupazione per una misura che, se attuata, rischierebbe di frammentare ulteriormente un mercato già in trasformazione. John Voight, uno degli ambasciatori di Hollywood scelti da Trump, era presente all’incontro a Mar-a-Lago dove si è discusso del provvedimento, ma le sue posizioni non sono ancora chiare. Quel che è certo è che, al di là delle dichiarazioni ufficiali, il cinema americano potrebbe trovarsi a dover scegliere tra due strade: rinunciare alle coproduzioni internazionali o affrontare un drastico ridimensionamento.

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