Il fronte si allarga: bombe a grappolo iraniane su Tel Aviv dopo l'uccisione di Larijani, Israele colpisce il Libano

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il diciannovesimo giorno di quella che ormai è una guerra del Golfo combattuta su più fronti ha visto Teheran mettere in atto la rappresaglia annunciata, lanciando un'offensiva con bombe a grappolo in direzione di Tel Aviv. Un attacco che ha causato la morte di due civili, un uomo e una donna entrambi settantenni, colpiti nel sobborgo di Ramat Gan, come confermato dal servizio di ambulanze israeliano. Le esplosioni nella metropoli israeliana rappresentano l'esito diretto di una catena di eventi innescata dalle operazioni militari dello Stato ebraico, che nelle ore precedenti avevano portato all'eliminazione di due figure di altissimo profilo del regime degli ayatollah: Ali Larijani, capo del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, e il generale Gholam Reza Soleimani. Se l'attacco contro Larijani, considerato da molti analisti come il leader de facto dell'Iran dopo l'uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei, rappresenta un colpo durissimo all'architettura decisionale di Teheran -6, la risposta non si è fatta attendere, allargando ulteriormente il perimetro del conflitto.

L'offensiva iraniana, infatti, non si è limitata al lancio di ordigni a grappolo su Tel Aviv. Sul terreno, le dinamiche belliche mostrano un'evidente estensione geografica dello scontro. L'esercito israeliano ha condotto nuovi raid aerei su Beirut, colpendo un edificio nel quartiere di Zokak el-Blat senza alcun preavviso, un attacco che ha causato numerose vittime e incendi. Parallelamente, nella valle della Bekaa, un altro bombardamento ha preso di mira quattro case nella città di Sahmar. Le autorità libanesi, nel frattempo, aggiornano costantemente un bilancio che parla di oltre 900 morti e più di un milione di sfollati dall'inizio delle operazioni israeliane sul loro territorio, avvenute a partire dal 2 marzo. Anche lo stretto di Hormuz, crocevia cruciale per il commercio energetico globale, rimane un punto caldo, con le forze statunitensi che hanno colpito siti iraniani nelle vicinanze e la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei che ribadisce la volontà di mantenere bloccata quella via d'acqua, usandola come leva strategica.

Mentre il Medio Oriente brucia, le ripercussioni politiche della guerra iniziano a farsi sentire anche oltreoceano, incidendo sul panorama interno degli Stati Uniti. Rich Baris, sondaggista del movimento Maga per Big Data Polls, ha lanciato un allarme riguardo la tenuta del consenso attorno al presidente Donald Trump. Dopo le dimissioni del capo dell'antiterrorismo Joe Kent, Baris ha rilevato come la base elettorale che sostiene il presidente si stia oggettivamente restringendo, un fenomeno che, a suo avviso, potrebbe tradursi in conseguenze disastrose per i Repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato per il Congresso, previste per novembre. Il sondaggista ha sottolineato come il consenso cali in particolare tra alcune fasce demografiche come i giovani, gli uomini ispanici e afroamericani, e soprattutto le donne più giovani, un dato che lega in parte l'erosione del sostegno proprio alla prosecuzione del conflitto.

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