Guerra Israele-Iran, sesto giorno: Khamenei risponde a Trump, ma la Casa Bianca valuta

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione in Medio Oriente si inasprisce, mentre il conflitto tra Israele e Iran entra nel suo sesto giorno e le dichiarazioni dei leader si fanno sempre più minacciose. Ali Khamenei, guida suprema della Repubblica islamica, ha replicato all’ultimatum lanciato da Donald Trump con un secco «la battaglia ha inizio», aggiungendo che Teheran «non mostrerà alcuna pietà». Un messaggio che arriva dopo le parole del presidente americano, il quale aveva definito Khamenei un «bersaglio facile», affermando che gli Stati Uniti conoscono la sua posizione e sono pronti a imporre una «resa incondizionata».

Fonti del Wall Street Journal, citando funzionari della Casa Bianca, hanno però precisato che Trump non ha ancora deciso se unirsi militarmente a Israele in eventuali raid contro i siti nucleari iraniani. L’ipotesi di un intervento diretto sarebbe stata discussa durante un incontro con il team per la sicurezza nazionale, ma al momento rimane solo una delle opzioni sul tavolo. Intanto, nella notte, si è svolto un colloquio telefonico tra il presidente americano e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il cui governo spinge per una risposta più dura contro Teheran.

La Cnn ha sottolineato come un eventuale ingresso in guerra degli Stati Uniti rappresenterebbe per Trump una clamorosa inversione rispetto alla sua tradizionale retorica isolazionista, rischiando di alienargli parte dell’elettorato. Ma al di là delle speculazioni politiche, ciò che preoccupa è l’escalation militare: se Israele ha finora condotto attacchi mirati, un coinvolgimento americano potrebbe ampliare il raggio del conflitto, con conseguenze difficili da prevedere.

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