La minaccia di Trump, la vendetta di Khamenei e la lista nera di Teheran: l’Iran nel caos

La minaccia di Trump, la vendetta di Khamenei e la lista nera di Teheran: l’Iran nel caos
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La tensione tra Stati Uniti e Iran non accenna a diminuire, anzi, nelle ultime ore si è arricchita di nuovi e inquietanti capitoli. Mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, torna a tuonare dal suo social Truth, minacciando un attacco missilistico senza precedenti, da Teheran arriva la controffensiva mediatica e politica della nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, che invoca una vendetta trasversale, estesa anche a Paesi e leader che fino a poco tempo fa sembravano ai margini del conflitto.

In questo quadro di reciproche accuse e ritorsioni, spicca la pubblicazione, da parte di un quotidiano iraniano, di una vera e propria lista nera che include, con modalità alquanto singolari, anche la premier italiana Giorgia Meloni.

Le parole di Trump e il piano di difesa offensiva

Tornando a parlare delle recenti rivelazioni dell’intelligence israeliana, che proverebbero l’esistenza di un piano ordito dall’Iran per attentare alla sua vita, il presidente Trump ha scelto toni di inusuale durezza. “Mille missili sono pronti a colpire l’Iran qualora dovessero uccidere o cercare di uccidere il presidente Usa in carica, cioè io”, ha scritto il tycoon sul suo profilo social.

Non si tratta, a suo dire, di una semplice minaccia retorica, bensì di un dispositivo già operativo: gli ordini sono stati impartiti, e l’esercito statunitense, stando alle sue parole, sarebbe nella condizione di “decimare e distruggere ogni area del Paese”. Un messaggio che, al di là della sua effettiva portata operativa, aggrava ulteriormente un clima già surriscaldato dagli scambi di colpi e dalle rappresaglie che, da fine febbraio, hanno segnato l’escalation tra Washington, Tel Aviv e la Repubblica islamica.

La posta in gioco, del resto, è altissima, e le parole di Trump sembrano voler tracciare una linea rossa invalicabile, quasi a voler anticipare qualsiasi mossa iraniana con una risposta sproporzionata e devastante.

La successione e il giuramento di vendetta di Mojtaba Khamenei

A raccogliere il testimone della guida spirituale e politica dell’Iran, dopo la morte di Ali Khamenei avvenuta nei primi giorni dei raid congiunti di Usa e Israele, è ora il figlio Mojtaba, che ha scelto di esordire con un messaggio di fuoco rivolto alla nazione e ai suoi avversari. Il nuovo Guida Suprema ha promesso che “vendicare il sangue innocente” del padre sarà non solo un atto dovuto, ma un “volere della Nazione” stessa, e in un messaggio di cui ha dato notizia la tv satellitare al-Jazeera, ha allargato il raggio della sua minaccia.

Stavolta, ha spiegato, non ci si limiterà a indicare i tradizionali nemici storici, gli Stati Uniti e Israele, ma si andrà ben oltre, perché esiste un elenco completo, “dall’inizio alla fine”, di Paesi e leader ritenuti corresponsabili della morte dell’ayatollah. Si tratta di una dichiarazione che apre scenari inquietanti, perché allarga il conflitto a una dimensione potenzialmente globale, coinvolgendo governi che finora erano rimasti in una posizione defilata rispetto allo scontro diretto tra l’Iran e l’Occidente.

La tensione, in questo contesto, si alimenta di una retorica che mescola il dolore personale alla rivendicazione politica, in un intreccio che rende ancora più difficile prevedere le prossime mosse di Teheran.

La lista nera del quotidiano Hamshari e il caso Meloni

In questo clima di scontro frontale, l’iniziativa del quotidiano iraniano Hamshari, di proprietà del comune di Teheran, ha assunto i contorni di un atto simbolico di forte impatto mediatico.

Il giornale ha pubblicato una sorta di lista nera in cui compaiono le foto dei presunti responsabili della morte di Ali Khamenei, con un dettaglio che non è passato inosservato: il presidente Trump e il premier israeliano Netanyahu sono ritratti con un bersaglio disegnato sulla fronte, mentre la premier italiana, Giorgia Meloni, appare in uniforme arancione da detenuta, un’immagine che evoca i noti abiti dei prigionieri di Guantánamo o delle carceri irachene.

La scelta di includere Meloni in questo elenco, in un momento in cui il figlio Mojtaba invoca vendetta contro gli “assassini” del padre, rappresenta un fatto politico di non poco conto, che colloca l’Italia in una posizione di potenziale ostilità da parte del nuovo regime iraniano. La reazione del governo non si è fatta attendere: il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha dichiarato che la premier “certamente non si fa intimidire”, respingendo al mittente qualsiasi tentativo di pressione.

Resta da capire se questa comparsa nella lista nera sia un messaggio diretto all’Italia per il suo ruolo nella crisi mediorientale o piuttosto un gesto dimostrativo volto a colpire l’immagine di un Paese europeo alleato degli Stati Uniti.

La diplomazia parallela e il nodo dello Stretto di Hormuz

Mentre le parole di Trump e Khamenei riecheggiano nei titoli di tutto il mondo, la diplomazia tenta di tenere aperto un canale di dialogo, seppur limitato e circoscritto. Oggi il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, è arrivato a Muscat, in Oman, per una serie di colloqui con interlocutori omaniti incentrati sugli sviluppi regionali e, in particolare, sulla situazione nello Stretto di Hormuz, un passaggio strategico per il trasporto del petrolio mondiale.

La scelta dell’Oman come interlocutore non è casuale: il sultanato ha storicamente svolto il ruolo di mediatore tra Teheran e l’Occidente, e in questa fase di acuto confronto potrebbe rappresentare l’unico canale rimasto per evitare un’escalation incontrollata. Tuttavia, la concomitanza di questi colloqui con le minacce incrociate e la pubblicazione della lista nera rende il quadro estremamente confuso, quasi che la diplomazia proceda su un binario parallelo rispetto alla propaganda bellica.

Il nodo centrale, in questo momento, rimane lo Stretto di Hormuz, ma la vera posta in gioco, come dimostrano le ultime dichiarazioni, è la credibilità e la capacità di dissuasione di entrambe le parti, in un equilibrio che appare sempre più precario e minacciato da inciampi che potrebbero rivelarsi fatali.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.