Teheran nel caos: golpe in vista contro Khamenei, mentre la crisi si approfondisce

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La capitale iraniana è un groviglio di tensioni, complotti e manovre sotterranee che lasciano presagire un cambio al vertice del potere. Ali Khamenei, la Guida Suprema, da giorni si è rifugiato in un bunker segreto, dopo l’operazione Rising Lion lanciata da Israele il 13 giugno. Ma non sono solo i nemici esterni a minacciare il suo dominio: secondo indiscrezioni riportate dall’Atlantic, un gruppo di uomini d’affari, politici, militari e persino membri influenti del clero starebbe orchestrando un colpo di Stato per estrometterlo.

Khamenei, irraggiungibile e isolato, ha tentato di riaffermare la propria autorità con un messaggio su X, dove ha scritto: «Non abbiamo attaccato nessuno, non accettiamo attacchi di nessuno e non ci arrenderemo». Un tono che alcuni interpretano come un tentativo di mediazione, altri come un ultimo disperato atto di resistenza. L’immagine allegata – una bandiera americana in fiamme, sovrastata da un teschio con la Stella di David – sembra però confermare la linea dura, nonostante le divisioni tra i vertici iraniani sulla risposta all’attacco statunitense ai siti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan.

Intanto, Israele ha colpito obiettivi strategici a Teheran, tra cui il quartier generale dei Basij, il carcere di Evin – simbolo della repressione – e i centri di comando dei Pasdaran. Questi raid, mirati a indebolire l’apparato di controllo interno, potrebbero aver accelerato le trame golpiste. Se da un lato gli Stati Uniti e i loro alleati premono dall’esterno, dall’altro la crisi di potere si fa sempre più evidente, con fratture che potrebbero portare a uno scenario imprevedibile.

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