Khamenei sempre più isolato, mentre cresce la pressione sui vertici della Repubblica Islamica
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Redazione Esteri
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Ali Khamenei, la Guida Suprema dell’Iran, da mesi sembra aver perso il controllo effettivo del potere, riducendosi a una figura simbolica utilizzata dai Pasdaran per legittimare le loro azioni. Lo sostiene Abbas Faiz, docente di Diritti umani all’Università di Essex, secondo cui il vero comando a Teheran sarebbe ormai nelle mani dei Guardiani della Rivoluzione, che agiscono senza necessariamente rispondere all’ayatollah.
La situazione, già tesa dopo gli attacchi israeliani del 13 giugno – l’operazione Rising Lion che ha costretto Khamenei a rifugiarsi in un bunker – si è ulteriormente complicata con le rivelazioni dell’Atlantic. Fonti vicine agli ambienti del potere iraniano avrebbero confermato l’esistenza di un complotto ordito da uomini d’affari, politici e persino membri del clero per estromettere la Guida Suprema e avviare una transizione senza di lui. Sebbene i dettagli rimangano vaghi, il fatto che personalità vicine all’establishment siano coinvolte segnala una frattura interna sempre più profonda.
Lo stesso Khamenei, dopo il lancio di missili iraniani contro basi americane, è riemerso su X con un messaggio criptico: «Non abbiamo attaccato nessuno, non accettiamo attacchi di nessuno e non ci arrenderemo». Un tono che, più che una dichiarazione di forza, potrebbe nascondere un tentativo di mediazione, considerato il silenzio prolungato che lo aveva preceduto.




