Teheran nel caos, Khamenei isolato nel bunker mentre si prepara il golpe
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Redazione Esteri
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La situazione in Iran si fa sempre più intricata, con Ali Khamenei, la Guida Suprema della Repubblica Islamica, ormai rintanato in un bunker la cui ubicazione resta ignota ai più, ma non necessariamente a Stati Uniti e Israele. L’operazione Rising Lion, lanciata da Tel Aviv il 13 giugno, ha accelerato una crisi che va ben oltre il confronto con Washington e Gerusalemme. Secondo fonti citate dall’Atlantic, infatti, un gruppo di imprenditori, politici e militari – alcuni persino legati a esponenti di spicco del clero – starebbe lavorando a un piano per estromettere Khamenei dal potere.
Lo stesso ayatollah, dopo giorni di silenzio, ha fatto parlare di sé con un post su X in cui ha ribadito: «Non abbiamo attaccato nessuno, non accettiamo attacchi di nessuno e non ci arrenderemo». Un messaggio che, al di là della retorica, potrebbe nascondere una volontà di trattativa, complici le divisioni tra i vertici iraniani sulla risposta all’offensiva americana. L’immagine scelta per accompagnare il testo – una bandiera a stelle e strisce in fiamme, sovrastata da un teschio con la Stella di David – sembra però confermare una linea dura, almeno nella propaganda.
Intanto, i raid israeliani colpiscono il cuore del sistema di controllo di Teheran: tra gli obiettivi, il quartier generale dei Basij, il carcere di Evin – simbolo della repressione – e i centri di comando dei Pasdaran. Attacchi mirati, che puntano a indebolire non solo l’apparato militare, ma anche quello ideologico del regime.




