Iran, la lista nera di Teheran: Meloni in tuta arancione tra i «responsabili» della morte di Khamenei
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Redazione Esteri
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La tensione tra l'Iran e i paesi occidentali, dopo l'escalation degli ultimi mesi e l'assassinio dell'ayatollah Ali Khamenei, si arricchisce di un nuovo, gravissimo episodio che coinvolge direttamente l'Italia. Il quotidiano iraniano Hamshari ha pubblicato quella che definisce una «lista nera» dei presunti responsabili della morte della Guida Suprema, e tra i volti dei tredici leader politici internazionali indicati come bersagli, spicca quello della premier Giorgia Meloni, raffigurata in un fotomontaggio con la tuta arancione tipica dei detenuti nelle carceri statunitensi.
La minaccia del figlio di Khamenei
La provocazione del regime di Teheran arriva a poche ore dalla diffusione del primo messaggio scritto del nuovo leader supremo, Mojtaba Khamenei, succeduto al padre dopo l'assassinio avvenuto il 28 febbraio scorso in un attacco congiunto di Stati Uniti e Israele. In un messaggio pubblicato sul suo canale Telegram, Mojtaba Khamenei ha promesso che la «vendetta è la volontà della nostra nazione e deve inevitabilmente essere attuata».
Il neoguida suprema ha sottolineato che la questione non dipende dalla sua persona o da quella di altri funzionari, ma che «che noi ci siamo o no, essa si avvererà».
La «lista nera» e il fotomontaggio di Meloni
È in questo clima rovente che si inserisce la mossa dell'Hamshari. Sulla testata iraniana campeggia, in farsi, la scritta «La vendetta è inevitabile» sopra le foto di 13 leader mondiali. Oltre a Meloni, nella lista figurano il presidente americano Donald Trump, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu – gli unici, peraltro, ad avere un mirino stampato sulla fronte – e altri esponenti occidentali come il segretario di Stato Marco Rubio, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron.
La scelta di ritrarre la premier italiana in uniforme arancione, come i detenuti di Guantanamo, non è un dettaglio casuale: il regime di Teheran utilizza questa immagine per equiparare simbolicamente i leader occidentali a criminali in attesa di giudizio, e la didascalia che accompagna le foto, «I criminali porteranno nella tomba il desiderio di una morte serena», lascia intendere chiaramente la natura delle minacce.
La decisione di includere Meloni, insieme ai massimi leader di Stati Uniti e Israele, segna un'evidente escalation retorica nei confronti dell'Italia, considerata ormai un bersaglio diretto nella complessa partita geopolitica in corso nel Medio Oriente.
Il contesto di una tensione crescente
La mossa dell'Hamshari, per quanto provocatoria, va inquadrata all'interno di un quadro di tensione già esplosivo, che ha subito una drammatica accelerazione dopo l'assassinio di Ali Khamenei. Le minacce del nuovo leader supremo non si sono limitate alla promessa di vendetta: Mojtaba Khamenei ha ripetutamente ribadito la volontà di mantenere chiuso lo Stretto di Hormuz per mettere pressione al nemico, oltre a promettere attacchi alle basi militari statunitensi nella regione.
In un discorso definito «sfidante», il nuovo leader ha anche esortato i paesi vicini a chiudere le basi americane ospitate nei loro territori, definendo «una menzogna» la pretesa di Washington di garantire sicurezza e pace. Sullo sfondo, rimane la minaccia di ritorsioni, già espressa in precedenza dal nuovo leader, che aveva parlato di risarcimenti da pretendere dal nemico e, in caso di rifiuto, di distruzione di beni per un valore equivalente.




