Il missile “Dark Eagle” e il pressing navale: così gli Usa alzano la posta contro l’Iran
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Redazione Esteri
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Mentre le diplomazie continuano a scambiarsi messaggi attraverso canali indiretti, il Pentagono ha silenziosamente accelerato il trasferimento di asset strategici in Medio Oriente. Tra questi, spicca la richiesta – inedita per le sue implicazioni tecniche – di dispiegare il missile ipersonico a lungo raggio noto come “Dark Eagle”, un sistema che, sebbene non ancora dichiarato pienamente operativo, sarebbe pronto a colpire obiettivi iraniani con una precisione e una velocità tali da rendere vani gran parte dei tentativi di intercettazione. A rivelarlo è Bloomberg, secondo cui il Comando Centrale statunitense (Centcom), che dalla base in Florida gestisce le operazioni nella regione, avrebbe formalmente chiesto il nullaosta per un utilizzo che ne segnerebbe il debutto sul campo.
Un blocco navale che si fa sempre più stretto
Non solo “Dark Eagle”, però, perché il vero cuore della pressione americana resta il controllo delle acque. Tre portaerei, una ventina tra cacciatorpedinieri e incrociatori, oltre a navi d’assalto anfibio: un dispiegamento che ricorda per mole quello dell’operazione “Iraqi Freedom” del 2003. A bordo di queste unità viaggiano complessivamente più di duecento aerei da combattimento, ai quali si potrebbero aggiungere – senza che vi siano dati certi – uno o più sommergibili nucleari della classe Virginia. Il loro compito, in questi giorni di trattative ancora incerte, è il blocco navale nei confronti delle imbarcazioni dei Guardiani della Rivoluzione, una misura che il segretario al Tesoro Scott Bessent ha definito decisiva per costringere Teheran a ridurre la propria produzione petrolifera.
La petroliera giapponese e il transito nello Stretto di Hormuz
Il braccio di ferro marittimo, del resto, ha già prodotto i primi effetti tangibili. La superpetroliera giapponese Idemitsu Maru, di proprietà di una compagnia di raffinazione, avrebbe infatti attraversato lo Stretto di Hormuz in quello che un alto funzionario nipponico – anonimo, come si conviene in queste delicate fasi negoziali – ha definito il primo transito dall’inizio del conflitto da parte di una nave di quella tipologia. “È il risultato dei negoziati del governo giapponese”, ha dichiarato la fonte, precisando inoltre che non è stato pagato alcun pedaggio per poter passare. Un dettaglio, quest’ultimo, che suggerisce un’apertura tattica da parte iraniana, anche se resta alta la tensione sia sul fronte nucleare sia su quello della libertà di navigazione.
Strumenti di pressione, non solo di guerra
Ogni elemento di questo schieramento – dalle portaerei ai caccia, dal missile ipersonico ai sommergibili – ha una duplice funzione. Da un lato, serve a spingere i Guardiani della Rivoluzione verso un cedimento alle richieste diplomatiche degli Stati Uniti; dall’altro, rappresenta uno strumento di pressione continua, nel caso in cui i negoziati fallissero. Il presidente Trump, ormai da più di un anno nuovamente alla Casa Bianca, ha ribadito a re Carlo III – nel corso di un recente colloquio – che “gli Stati Uniti hanno sconfitto l’Iran”, un’affermazione che suona più come un avvertimento politico che come una resoconto di fatti compiuti. Resta il quadro sul campo: il Centcom continua a trasferire uomini e mezzi nel Golfo, il “Dark Eagle” è pronto a varcare la soglia dell’impiego operativo, e il blocco navale si fa ogni giorno più asfissiante. Nessuna conclusione, per ora, è stata scritta.




